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Virginia Raggi 01di Il Capo

 

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Le Unioni Civili? Certo! Ma poi votano no. E lei non batte ciglio. Grillo: “I matrimoni gay? Noi d’accordo, ma non sono una priorità”, e lei non batte ciglio. E siamo all’oggi. L’oggi dei 150mila euro di penale se dici qualcosa che il Soviet a 5 Stelle (c’è l’arcinemica controllora Lombardi, nel Soviet a 5 Stelle) ritiene sconveniente, e si sa che la fame è brutta. Ed essendo le parole parole gay, lesbica, bisessuale e trans sconvenienti, data la collocazione a destra della impresentabile candidata Raggi che vuole competere con Meloni (il famoso primato della mora sulla bionda), ed essendo le espressioni “lotta alla transfobia” e “lotta all’omofobia” impopolari tra gli squadristi in omissioni potenziali elettori che M5S e Fratelli d’Italia si contendono, è molto, ma molto meglio non inserirle nel programma.

 

Raggi ed il suo M5S sono diversi in tutto, come millantano, ma perfettamente uguali nel disprezzo per le minoranze e nell’omofobia reale, quella che fa votare contro la Legge Cirinnà e cancella le persone LGBT dal programma elettorale. Gli serva da lezione ai signori dell’associazionismo LGBT che guardavano al cialtronesco movimento del Guitto da Genova come al nuovo faro della “liberazione”. Guardatela, Donna Raggi del perfettismo estetico e del nulla cosmico che cerca di raccogliere i voti dei delusi da Meloni e Salvini.

 

Magari qualcuno dello straordinario movimento delle balle straordinarie e delle scie spaziali ci spiegherà come mai (entrando nel merito ed evitando le offese personali, qualora ne siano capaci) il tavolo politiche sociali pentastellato della capitale aveva messo a punto due schede da inserire nel programma del candidato sindaco. La prima parlava di rendere Roma una vera capitale europea, con conseguenti progetti “gay friendly” al seguito e la seconda voleva avviare (finalmente!) una vera lotta alla transfobia e all’inclusione sociale e lavorativa delle persone trans, come spiega Cristina Leo a Lettera43, componente dell’Osservatorio parlamentare Lgbt dei cinque stelle, ed ora dette schede siano scomparse dal programma di Donna Raggi dei Miracoli e delle figuracce nei confronti diretti.

 

Lei, Donna Raggi dei Miracoli, aveva scelto diversamente: “Organizzazione e promozione di iniziative per una Roma città accogliente e tollerante nei confronti di tutte le diversità”. Diversità è una parola che piace tanto ai buonisti e lei si esprime come una signora dell’Alta Borghesia, quelle dei vestiti eleganti nelle occasioni mondane buoniste in società. E cosa sarà la poltronissima della Capitale se non una lunghissima occasione mondana da celebrare grazie al perfettismo estetico ed al capello fluente che si sposta con gesto elegante mostrando sì sensualissima e telegenica ascella?

 

 

 

 

 

 

 

 

(1 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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