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Stesso simbolo, quello disegnato da Renato Guttuso (con qualche leggerissima variazione nei caratteri della sigla) e stessi animatori dell’iniziativa: quelli che nel post PCI del dopo Bolognina si erano dati da fare fondando Rifondazione Comunista che poi da una scissione aveva dato vita al Partito dei Comunisti Italiani e poi Sel e poi SI e poi e poi… E proprio da Bologna il via alla “rinascita” il 24, 25 e 26 giugno, del “Partito Comunista Italiano”.
Gaudio, giubilo e post trionfali, trionfanti (e soprattutto tronfi) hanno dato il benvenuto all’iniziativa su Facebook. Il nuovo [sic] PCI è naturalmente destinato a fare sfracelli – elettoralmente parlando – ed è facile ipotizzare che almeno l’80% dei voti alle prossime politiche, ammesso che da qui ad allora non avvengano quattro o cinque scissioni, o forse sei (e perché non sette) sarà ad appannaggio del modernissimo Partito Comunista Italiano che (ri)nasce a Bologna in piena estate e se gli va bene darà magari una casa anche a Civati e Fassina, ammesso che i capi partito – che son sempre quelli – accettino le loro auguste presenze.
Bello questo paese dove per guardare avanti si guarda sempre indietro.
(28 maggio 2016)
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