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Sulla manifestazione LGBT del 5 marzo a Roma…

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Riprendiamo l’articolo pubblicato da Gaynews.it a firma Valerio Mezzolani sulla manifestazione delle associazioni LGBT del 5 marzo prossimo, perché ci pare che si tratti di uno dei pochi punti di vista sensati che abbiamo letto sulla questione da diversi giorni a questa parte. L’articolo è linkato al sito web che lo ha pubblicato in origine.

 

 

 

 

di Valerio Mezzolani

 

Si leggono in queste ore tanti commenti contrastanti e, spesso, polarizzati riguardo all’atteggiamento che la comunità LGBT dovrebbe assumere sulla vicenda della legge delle unioni civili così come è uscita dal Senato con la fiducia della maggioranza. Questo clima sta condizionando anche la percezione della manifestazione “Ora basta!” indetta per sabato 5 marzo alle 15 in piazza del Popolo a Roma.

Sui social network e sui giornali si leggono miriadi di opinioni contrastanti tra chi oppone un netto rifiuto perchè l’uguaglianza non è piena e chi propone di festeggiare pragmaticamente il traguardo raggiunto. Il problema, come spesso accade, è che le convinzioni personali si mischiano con le opportunità politiche, e che le visioni individuali rischiano di offuscare la visione generale. Tralascerò la strumentalizzazione che in troppi, davvero troppi, operatori dell’informazione e non solo stanno facendo di vicende personali come la notizia della paternità di Nichi Vendola e del suo compagno (quei bambini, quando saranno grandi, ci giudicheranno davvero molto male, temo).

Significative, per fare un esempio su tutti, le parole di Michele Serra che ne L’Amaca di oggi scrive: “Tra niente e qualcosa preferisco qualcosa, forse ho imparato a relativizzare le passioni e le speranze, forse in un paese così tragicamente zavorrato, così maledettamente uguale a se stesso, ogni passo in avanti mi sembra un progresso gigantesco”. In queste parole, come in quelle di tanti – quasi tutti oserei dire, si esprime l’opinione personale – legittima e rispettabile – mentre le associazioni LGBT dovrebbero portare avanti istanze collettive. Ecco perchè non è possibile, né auspicabile, che il movimento LGBT esprima netta soddisfazione o netto rifiuto: perchè si tratta certo di un passo avanti di cui tanti si gioveranno, ma il movimento non può lasciare per strada un pezzo dimenticando proprio i più deboli, i figli delle famiglie arcobaleno.

Queste opposte visioni, fatalmente, hanno annebbiato anche la percezione sulla manifestazione. Al di là di ogni lettura o delle legittime motivazioni che ciascuno singolarmente può avere per scendere o non scendere in piazza, le motivazioni e le idee guida della manifestazione sono ben spiegate nel documento di ieri 27 febbraio sottoscritto da tutte le associazioni promotrici: “Una legge non c’era e ora c’è. Il Parlamento doveva farla perché l’Italia è stata sanzionata dalla Corte Europea per non avere ancora adottato una legge che garantiva i diritti delle coppie omosessuali. È questo il quadro in cui si inserisce la legge che adesso arriverà alla Camera. Un passo dovuto. Che ha tuttavia lasciato fuori il tema dei diritti dei nostri bambini, dell’uguaglianza dei progetti di vita, dell’omogenitorialità. La legge si farà e nessuno ne chiede il ritiro”.

La manifestazione, dunque, ribadisce – semplicemente – quello che è l’obiettivo statutario delle organizzazioni che compongono il movimento LGBT, ossia il raggiungimento dell’uguaglianza: “il nostro obiettivo rimane quello di sempre, il matrimonio egualitario”, si legge infatti nel documento.

L’impressione è che questa manifestazione lascerà a bocca asciutta chiunque voglia una presa di posizione netta: le associazioni LGBT hanno deciso, evidentemente, che la strada non è né quella del sostegno al Governo ma nemmeno quella del rifiuto di una legge comunque utile. La linea torna ad essere quella che le associazioni hanno sempre avuto, quella della promozione dell’uguaglianza. Del resto, il Governo ha deciso di utilizzare strumenti che non prevedono il dibattito in Parlamento e dunque le associazioni  certamente sanno che non serve tentare di convincere i parlamentari, come invece è stato – giustamente – fatto per la manifestazione del 23 gennaio scorso.

Serve, invece, risvegliare l’opinione pubblica dopo le vergognose offese del ministro Alfano e dei tanti senatori omofobi che indegnamente rappresentano il popolo, serve ricordare ai cittadini che alcuni – ancora una volta i più deboli, i minori, i “nostri” figli – non saranno uguali agli altri. Fermo restando che chi vorrà festeggiare il voto del ddl in Senato potrà farlo e avrà anche la splendida occasione di una bella piazza. Insomma, prima di tutto gli ultimi, ma senza dimenticare i penultimi (che poi siamo tutti noi). Non mi pare una linea politica tutta sbagliata.

 

 

 

 

 

 

 

(3 marzo 2016, articolo pubblicato da Gaynews.it diretto da Franco Grillini)

 

 

 

 

 

 

 

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