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Grillo: “Rai fascista”. Di Maio: “Distrutto il Made in Italy”. M5S come Berlusconi e Salvini

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Grillo Di Maiodi Giovanna Di Rosa

 

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Le ultime grida del Sacro Guitto che deve in qualche modo riempirsi i teatri in vista della sua Sacra tournée che segue gli altri Sacri Verbi di Travaglio e Scanzi nuovi numi teatrali del giornalismo politico, in qualche modo a Grillo assai vicini (anche se le qualità comiche, sono più… inconsapevoli, diciamo…), hanno a che fare con il fascismo della Rai alla quale forse sta chiedendo di riaprirgli le porte. E la borsa. Richiesta subliminale prontamente accolta da Freccero che lo rivorrebbe in prima serata. Francamente l’accusa di fascismo alla Rai per questioni d’informazione in bocca a Grillo suona assai strana essendo uno dei suoi prodi moschettieri a capo della Commissione di Vigilanza della tv di Stato. Quel prode moschettiere chiamato Roberto Fico avrebbe dovuto rivoltare la Rai come un calzino, ma non ha fatto nulla. E quel nulla lo ha fatto male. Un po’ come i suoi colleghi in parlamento. Ma intanto lo stipendio c’è, che in tempi di disoccupazione è un vantaggio.

 

Mentre da un lato il Grillo Sparlante grida al fascismo Rai, dall’altra parte Di Maio cavalca l’accordo dell’UE per l’importazione di olio d’oliva dalla Tunisia (olio buonissimo, io in Tunisia c’ho vissuto per anni. Buonissimo!) che, a dire del prode cavalier Di Maio Lancia in Resta distruggerebbe il made in Italy e la produzione di olio d’oliva in Puglia. Della fastidiosa Xylella non parla più Di Maio. Si vede che non ha fatto danni e quella storia lì, non essendo passata dal blog del suo Capo o non essendo più utile a recuperare la credibilità che la banda di improvvisatori senza arte né parte chiamata M5S sta distruggendo a suon di epurazioni e scemenze gridate ai quattro venti, è dimenticata. Ora è “distrutto il made in Italy”, ed è colpa della Tunisia. Altro nemico verso il quale indirizzare l’odio, gli strali e i commenti dei votanti pentastelluti dai nervi a fior di pelle per costituzione nervosa.

 

Le manovre verbali di Grillo e Di Maio ricordano un po’ quelle di Berlusconi e Salvini, al cui elettorato evidentemente si rivolgono. Essendo quello che a sinistra non vota più già ampiamente conquistato, ora la partita si gioca tra gli intolleranti che si dividono tra Forza Italia e Lega Nord. Ciò che vogliono i capetti del M5S sono voti a buon mercato quindi gridano: convinti che chi grida più forte abbia più voti. Strategia che nell’immediato paga molto di più di quella di cercare, ad esempio, candidati credibili, dati i disastri che il M5S combina ovunque governi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(26 gennaio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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