di Filomena Filippetti
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Insomma atleti che non vincevano nemmeno a spingerli, che nonostante non vincessero si dopavano, o forse si dopavano per vincere, ma nonostante il doping non arrivavano nemmeno nelle finali. Di cosa stiamo parlando? Di ventisei atleti italiani, tra loro anche nomi d’eccellenza scrive Repubblica, nomi che non vediamo su un podio da eoni noi che l’atletica la seguiamo e amiamo deferiti per doping dalla Federazione Italiana.
Chi sono? Sono: Roberto Bertolini, Migidio Bourifa, Filippo Campioli, Simone Collio, Roberto Donati, Fabrizio Donato, Giovanni Faloci, Matteo Galvan, Giuseppe Gibilisco, Daniele Greco, Andrew Howe, Anna Incerti, Andrea Lalli, Stefano La Rosa, Claudio Licciardello, Daniele Meucci, Christian Obrist, Ruggero Pertile, Jacques Riparelli, Silvia Salis, Fabrizio Schembri, Daniele Secci, Kaddour Slimani, Gianluca Tamberi, Marco Francesco Vistalli e Silvia Weissteiner. Gente che a livello italiano fdunzionava anche, ma che scompariva a livello internazionale. Abbiamo seguito gli ultimi Mondiali di Pechino: nemmeno a spingerli si muovevano questi qui.
La domanda allora è: doparsi a che pro?
Ci sono già le giustificazioni: il sistema faceva acqua, non è responsabilità nostra, qualcuno ha fatto in modo che succedesse, le cattive compagnie, i comunisti e il diavolo tentatore. Tutti bravi in questo paese, ma assumersi una responsabilità nemmeno sotto tortura.
(3 dicembre 2015)
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