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HomeNotizieChiusi i Mondiali di Atletica Leggera di Pechino: disastro italiano

Chiusi i Mondiali di Atletica Leggera di Pechino: disastro italiano

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Gianmarco Tamberi 00di Gaiaitalia.com

 

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Simbolo del fallimento italiano ai Campionati del Mondo di Atletica Leggera è il saltatore in alto Tamberi, co-primatista italiano con una misura che oggi gli sarebbe valsa la medaglia d’oro se solo si fosse espresso ai suoi livelli, ma il ragazzo (“Son ragazzi…”, si dice troppo spesso) ha preferito gigioneggiare chiedendo ad alta voce con gesti al limite dell’isterismo la partecipazione del pubblico che avrebbe dovuto caricarlo, così impegnato a cercare la complicità del pubblico, il suo appoggio, il suo plauso, da dimenticare che il pubblico in atletica si conquista coi risultati. Proprio come ha fatto Bolt.

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Tamberi era poi affranto ai microfoni di Elisabetta Caporale in versione Grande Fratello (o Grande Madre che dir si voglia), ed in diretta tv regalava ai telespettatori (“Erano in tanti a tifarmi”, ah sì? Noi francamente non abbiamo visto nulla che valesse la pena di essere sostenuto, solo un ragazzino con un po’ di barba e un po’ no che chiedeva al pubblico di battere il tempo come a un concerto studentesco, mentre gli altri, Druin in primis, si occupavano dell’asticella) la sua disperazione di ragazzino che arrivato ai Mondiali era convinto di avere già fatto tutto il possibile. Tamberi, come molti italiani, vuole l’applauso. Cerca l’ovazione. Non gestisce il suo bisogno di affermazione.Vuole essere qualcuno. E nel frattempo si dimentica di ciò che deve fare per diventarlo.

 

E’ un po’ – temiamo – ciò che è successo alla compagine azzurra partita con tante belle speranze e rimaste senza lungo il cammino: da Libania Grenot che straparla di forma e talento in diretta tv dopo una batteria così così, alle giovani che ce l’hanno messa tutta, ma “non capisco”, ai ragazzi che anche loro “stavo bene, non me lo spiego” e via patetiche scuse via televisione. Pare che dalle parti della federazione italiana di Atletica si cominci a respirare la pessima aria che si respira nel resto del paese: tutti sono così impegnati ad essere bravi, anzi più bravi degli altri, da dimenticarsi che il mondo attorno corre. E veloce. Molto veloce… Tutto il resto è arroganza infantile unita all’incoscienza e al non sapere dove si è e perché…

 

Come quel ragazzino che si rade a metà perché essere saltatore in alto lo obbliga ad essere personaggio e si dimentica di fare il suo mestiere…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(30 agosto 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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