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Giustappunto! di Vittorio Lussana: Roma Cafona

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Le polemiche suscitate dal carnevalesco funerale di Vittorio Casamonica hanno riempito le pagine dei giornali di questi ultimi giorni senza mai affrontare il vero ‘nocciolo’ della questione: il parroco della basilica di San Giovanni Bosco ha pacificamente celebrato le esequie di uno strozzino – che fosse di etnìa Sinti stavolta c’entra poco: quello faceva e, soprattutto, quello era… – nella stessa chiesa in cui, a suo tempo, vennero negati, dal vicariato di Roma, gli onori funebri a una persona di altissima dignità morale come Piergiorgio Welby. Il fatto in sé rappresenta l’esempio tipico di come la Chiesa cattolica non riesca a far altro che legittimare quel tipo di società ‘alla rovescia’ in cui a furbi e potenti è consentito tutto ciò che alle persone oneste e realmente meritevoli viene regolarmente negato. La vera notizia era questa qui. Ed essa faceva perfettamente il ‘paio’ con lo ‘storico silenzio’ con il quale una buona parte dei cattolici italiani hanno giustificato il fascismo e la sua politica del ‘manganello’. Perché la maggior parte di loro, quando ha paura, sta zitta e muta, non si schiera e non protesta. Anzi, rispetta persino tutto ciò che rappresenta un ‘ordine costituito’, soprattutto quando questo è assoluto, delirante e malato, per non correre il rischio di finire al confino oppure, come nel caso del sempre più rimpianto Sandro Pertini, non dover subire una condanna a morte. Lungo la strada con il proprio carceriere, il Vangelo stesso insegna ai suoi fedeli di cercare un accordo con lui, per non finire in prigione: una strana forma di elasticità teologica, viscida e melliflua, messa addirittura sulle labbra del Figlio dell’Uomo. E, infatti, in una società surreale come quella che siamo stati capaci di mettere ‘in piedi’ mediante una pluridecennale ‘delega in bianco’ al moderatismo democristiano e alla sua abitudine a ‘cincischiare’ con mafie, clan e potentati, lo scandalo ha finito col riverberarsi sulla conduzione amministrativa di una città in cui, in ogni ambiente e settore, sono stati ‘mandati avanti’ i peggiori – sempre per opera di democristiani e missini, spesso e volentieri ‘alleati’ a Roma – sulla base di una mentalità atavicamente dissimulatoria, vile e ingiusta. Roma è una delle poche città d’Italia che non possiede memorie esclusivamente municipali. Tutta la sua Storia, dal tempo dei Cesari a oggi, è quella di una metropoli la cui importanza si estende infinitamente al di là del proprio territorio. A Londra, tranne il Papa, c’è tutto; a Roma, tranne tutto, purtroppo c’è il Papa. Un ‘pezzettino’ di medioevo rimasto lì, in mezzo ai ‘coglioni’ dei romani, che già hanno i loro problemi nel cercare di muoversi, vivere e lavorare su un territorio fastidiosamente collinare, nonché attraversato dalle ampie anse di un fiume. A Roma tutti sanno sempre cosa succede, ma nessuno lo capisce, in un agglomerato di sublimi rovine, brutte chiese e case moderne che sarebbe stato meglio non fosse sopravvissuto alla fine dell’età antica, o che venisse trasformato in un deserto popolato unicamente dai resti dei suoi monumenti, come accaduto ad alcune mitiche civiltà del passato. La conversione al cristianesimo segnò l’inizio della sua decadenza. E della patria di Cicerone, Cesare e Virgilio sono rimaste soltanto le spoglie esteriori. Il vero spirito di Roma è morto per sempre: sono stati proprio i preti e le superstizioni cattoliche ad averlo ucciso. La successiva violenta trasformazione della città moderna è stata solamente la metamorfosi di un giocoliere, a cui hanno fatto seguito possenti invasioni migratorie di cafoni e ciarlatani. Roma ha perduto la sua aria di Repubblica mondiale ed è discesa al grado di capitale degli italiani. I quali, per le gravi situazioni in cui son sempre stati posti, sono diventati un popolo debole e ignavo di miserabili qualunquisti.

 

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(27 agosto 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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