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Marocco, la gonna è troppo corta: a processo

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Marocco Flag Mapdi Giovanna Di Rosa

 

Dopo essere riusciti a processare due giovani adolescenti per un bacio postato su Facebook, ora le autorità marocchine riescono in una nuova straordinaria impresa degna del peggior Medio Evo, portando in tribunale per “attentato al pudore” due donne che indossavano gonne troppo corte.

 

Non sappiamo se il Codice Penale marocchino indichi quanti centimetri di pelle possono rimanere scoperti tra la gonna e le scarpe, ma siamo certi che la stupidità di certe autorità si possa pesare in tonnellate, per quanto difficile sia da rappresentare graficamente.

 

L’attacco, perché di questo si tratta, a due ragazze ventenni in un mercato di Agadir, accusate da un commerciante di essere troppo scoperte e subito circondate da una folla inferocita, dà la dimensione di una società orrendamente maschilista in cui è l’uomo, il vero maschio, quello che penetra tutto ciò che trova e ad offendere il pudore sono sempre gli altri, a comandare e a decidere con le sue azioni dissennate chi deve pagare e perché, impedendo con il suo fallico conservatorismo qualsiasi evoluzione delle libertà individuali nel paese dove due ventenni (fallocrati maschilisti senza saperlo) chiedono che non si indossi il bikini per rispetto al mese del Ramadan.

 

In risposta a al loro appello i due giovani sono stati segnalati alla polizia e il loro cartello sequestrato. Gli strali del Ministro dell’Interno che invitava a non ergersi a creatori di leggi che il potere politico non vota, per salvaguardare i dollari stranieri portati dai turisti, valuta pregiatissima, si scontrano col pesante silenzio sulla questione delle due ragazze marocchine che saranno processate per una gonna troppo corta, dopo essere state denunciate da un maschio forse invidioso della giovinezza altrui ed alle prese con la sua patetica impotenza, e terrorizzate da una folla inferoocita che le ha coperte d’insulti.

 

 

Una petizione che ha già raccolto cinquemila firme è stata lanciata sul sito Avaaz.org. Vi invitiamo a sottoscriverla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(26 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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