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Ciò che mi rende furiosa di Gisella Calabrese: il tradimento a portata di click meglio di un antidepressivo?

Gisella Calabrese 03di Gisella Calabrese twitter@giscal77

Secondo il quotidiano britannico The Indipendent, l’Europa è il continente con il più alto tasso di sposati infedeli che ammettono di avere (o aver avuto almeno una volta) tradito il talamo nunziale. In questa poco onorevole classifica l’Italia si piazza al 4° posto grazie al 45% degli uomini che hanno confessato una scappatella.

Proprio l’altro giorno ho letto di un famoso portale francese, Gleeden, pensato per tutti gli sposati che vogliono concedersi un’avventura extraconiugale, maschi o femmine non importa. Ha destato parecchio scalpore poiché vanta ben 2500 iscritti al giorno, ma soprattutto per la sua ultima campagna pubblicitaria che recita più o meno “il tradimento è meglio di un antidepressivo”. Io ero rimasta al simpatico libro del prof. Lou Marinoff  “Platone è meglio del Prozac”, ma i tempi cambiano e si evolvono molto in fretta, a quanto pare.

Per la cronaca, nella classifica di cui sopra, i francesi sono subito dopo di noi al 5° posto con il 42% dei mariti fedifraghi. Come mai percentuali così alte? Uno dei motivi, probabilmente il più importante, è il mezzo con cui si tradisce, ovvero internet e, nello specifico, le chat. Al di là dei numerosi siti di incontri pensati per single, eterosessuali, gay o sposati, italiani o stranieri, questi portali offrono la possibilità di conoscere la potenziale anima gemella (o il prototipo dell’amante dei sogni) a seguito di una semplice iscrizione e talvolta del pagamento di una fee d’ingresso (mica possono campare solo di pubblicità).  Tuttavia, il dato più impressionante è la moltitudine di persone che ammette di usare soprattutto la chat – in particolare quella “innocua” di Facebook – per conoscere nuovi amici, salvo poi interessarsi un po’ più del dovuto e combinare un piccolo, grande dramma, soprattutto se si è fidanzati o, peggio ancora, sposati. Le carte sul tavolo sono due: da un lato i portali pensati appositamente per fare incontri, dall’altro social network come Facebook, pensati per riconnettersi con amici o parenti vicini e lontani ma anche per  fare conoscenze nuove.

Parlando con diversi amici avvocati e leggendo un po’ le varie notizie o i fatti personali spiattellati in tv nelle apposite trasmissioni di trash quotidiano, è evidente che sono aumentati notevolmente i divorzi e le separazioni (anche tra fidanzati) a causa di “innocenti chattate” su Facebook. Tutto inizia il più delle volte in maniera leggera, si scambiano delle battute, poi ci si ritrova settimanalmente a fare quattro chiacchiere, poi l’appuntamento in chat diventa quotidiano e da lì – nelle migliori delle ipotesi per i traditori – la realtà virtuale si tramuta in realtà fisica (in tutti i sensi biblici possibili).

Che il tradimento esista dalla notte di tempi è cosa risaputa, probabilmente perché ,ci piaccia o no , fa parte dell’indole umana, però una simile ondata di trasgressione è diventata più semplice ed immediata proprio perché a portata di click. Prima dell’avvento dei social rimorchiare per un uomo sposato (o una donna, mica siamo tutte sante) era più complicato: bisognava uscire fisicamente fuori dal proprio territorio (nei piccoli centri si sa tutto di tutti, matrimoni compresi), trovare una scusa con il coniuge per andare in possibili luoghi di conquista (il cliché del calcetto per gli uomini, il corso di ceramica per le donne), trovare la compagnia giusta per divertirsi senza paturnie casalinghe e soprattutto avere la fortuna di incontrare qualcuno di interessante cui gettare l’amo, nell’attesa e nella speranza che la persona “intrigante” possa essere interessata ad una conoscenza più approfondita.

Indubbiamente con le chat questo lungo “rituale di caccia selvaggia” si è totalmente abbattuto rendendo tutto più facile. Facile però non significa sempre migliore. Talvolta si prendono colossali cantonate: vedi il marito infedele che si invaghisce di quella che nella foto del profilo sembra una gnocca pazzesca, per poi scoprire dal vivo che era una foto di 10 anni e 15 chili fa, o la foto della cugina, o di una modella presa a caso su internet. Al di là di questi piccoli dettagli poco importa se il tradimento si sia consumato oppure sia rimasto infelicemente sulla carta. Allo svelamento della verità (il più delle volte per ingenuità del traditore o perché ha fatto un casino pazzesco) il partner tradito proprio non ci sta a tenersi le corna sulla testa e via a liti furibonde, sputtanamenti con parenti ed amici, sceneggiate degne della migliore tradizione neomelodica, carte degli avvocati o addirittura tragedie familiari (il caso della povera Elena Ceste, moglie infelice e insoddisfatta, è il più recente). A ragion veduta, non mi pare che il tradimento sia meglio di un antidepressivo, ma piuttosto procuri l’irrimediabile bisogno di prenderne più di uno.

Nell’era dell’istantaneità  sarebbe il caso di riflettere su come anche il tradimento, virtuale o reale che sia, diventi una cosa veloce e quindi realizzabile. D’altro canto, c’è chi sostiene che la scappatella rinvigorisce la coppia, la svecchia dalla routine, ristabilisce persino le priorità. E’ uno dei principali punti di forza del sito francese Gleeden (ognuno faccia le proprie valutazioni). Insomma, conoscere persone che abbiano i nostri gusti, i nostri interessi o anche molto diverse da noi (o dai nostri compagni) è diventato alla portata di chiunque, anche della frustrata di turno che, poveretta, ha un deficit di autostima troppo profondo per capire che là fuori, oltre quello schermo di 15 pollici, c’è tutto un mondo e una vita ben più interessanti e appaganti, anche se non è Cindy Crawford.

I vantaggi della nuova tecnologia e le semplificazioni che ci offrono non possono mai essere il vero motivo del tradimento, ma solo il mezzo. I motivi sono da ricercare dentro di noi, non da imputare ad un pc o uno smartphone che, ovviamente, non possono tradire per nostro conto. Detesto sentire “E’ tutta colpa di Facebook” o di qualsiasi altro portale. Eh no, la colpa è di chi tradisce, di chi si lascia andare, di chi non si ferma a riflettere che un minuto di debolezza può costarci tutto ciò che di più caro abbiamo. Troppo comodo capire dopo che il nostro partner è la persona più importante della nostra vita, quello lo dovremmo sapere già, perché l’abbiamo scelto. In alternativa, io consiglio la cioccolata, è l’antidepressivo migliore e il più dolce di sicuro.

C’è una linea sottile, ma molto palpabile in una relazione. Non la vediamo mai e non ce ne ha parlato nessuno, ma sappiamo tutti che c’è. E’ lì e non si muove, nonostante gli anni passati insieme, ma una volta oltrepassata si spezza, possiamo persino sentirne quasi il rumore, e a quel punto tornare indietro diventa un percorso tutto in salita e nulla potrà renderlo più facile, nemmeno un altro familiare click.

Cordialmente vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(23 febbraio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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