Comunicato stampa
Immagini filmate, fotografie e testimonianze terribili raccolte da Amnesty International durante una recente missione nello stato di Borno costituiscono nuove prove dei crimini di guerra – tra cui esecuzioni extragiudiziali e altre gravi violazioni dei diritti umani – commesse dall’esercito durante i combattimenti sempre più violenti in corso nel nord-est della Nigeria contro Boko Haram e altri gruppi armati.
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Le prove raccolte da Amnesty International comprendono immagini di detenuti sgozzati uno a uno e poi gettati in fosse comuni da uomini che paiono appartenere all’esercito nigeriano e alla Task force civile congiunta (Cjtf), una milizia armata dallo stato. Le prove raccontano inoltre le conseguenze di un attacco di Boko Haram in un villaggio, durante il quale furono uccise circa 100 persone e furono distrutte o gravemente danneggiate case e altre strutture.
“Le prove che abbiamo raccolto costituiscono un’ulteriore conferma degli agghiaccianti crimini cui si lasciano andare tutte le parti in conflitto. I nigeriani meritano di meglio. Cosa si può dire quando dei soldati commettono azioni che lasciano senza parole e le registrano in un filmato?” – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.
“Queste non sono le immagini che ci aspettiamo da un governo che pretende di avere un ruolo guida in Africa. Queste prove terribili sono rafforzate dalle numerose testimonianze che abbiamo raccolto, che lasciano intendere che l’esercito e la Cjtf compiano regolarmente esecuzioni extragiudiziali”.
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Dall’inizio dell’anno, oltre 4000 persone sono state uccise nel corso del conflitto tra l’esercito nigeriano e Boko Haram, tra cui oltre 600 vittime di esecuzioni extragiudiziali seguite all’attacco alla base militare di Giwa, a Maiduguri, il 14 marzo.
Negli ultimi mesi, il conflitto si è intensificato, estendendosi a città e villaggi della Nigeria nordorientale che ora si trovano sulla linea del fronte. A giugno, Damboa (stato di Borno) è diventata la prima città a finire sotto il controllo di Boko Haram da quando il presidente Jonathan Goodluck, nel maggio 2013, ha dichiarato lo stato d’emergenza.
La mano dura dell’esercito ha prodotto drammatiche conseguenze anche nello stato di Kaduna. A luglio, 12 appartenenti a una setta a maggioranza sciita diretta dallo sceicco El Zakzaky sono stati uccisi dopo essere stati arrestati per aver preso a una protesta pacifica, nella quale erano stati già uccisi 21 manifestanti, tra cui due bambini, quando l’esercito ha aperto il fuoco sulla folla.
Amnesty International chiede alle autorità nigeriane di assicurare che l’esercito cessi di violare il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Tutte le denunce di esecuzioni extragiudiziali e di altri crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani devono essere indagate immediatamente, in modo approfondito, indipendente e imparziale e i responsabili, lungo tutta la catena di comando, devono essere portati di fronte alla giustizia.
“Boko Haram e altri gruppi armati sono responsabili di un notevole numero di crimini atroci, come il rapimento delle studentesse di Chibok oltre tre mesi fa. Ma si presume che il ruolo dell’esercito sia quello di proteggere la popolazione, non di commettere ulteriori abusi. Lo stato d’emergenza non deve generare uno stato di assenza della legge. Purtroppo le stesse comunità sono terrorizzate sia da Boko Haram che dall’esercito nigeriano” – ha concluso Shetty.
(8 agosto 2014)
