Sulla questione Ceuta è finalmente intervenuto Antonio Tajani, uno che mancava, che nella sua veste di ministro degli Esteri, ha dato finalmente il suo imprescindibile parere e intervenendo a Radio Rai, ha dichiarato che l’Italia non intende sottovalutare “il rischio terrorismo e il rischio dell’immigrazione clandestina. Ecco perché lo stop di Schengen nei confronti della Spagna resterà almeno fino al 15 agosto”. Non è chiaro se dopo il 15 agosto i potenziali terroristi si prendano una pausa o decidano per ferie esotiche, Tajani non si esprime in tal senso.
Poi parla di “ritorsione spagnola inaccettabile” e rimarca il suo “ripristineremo Schengen a pericolo finito, c’è una minaccia jidahista” – ci si chiede perché questa minaccia jihadista che esiste dal 2001 non venga denunciata alle autorità così che partano le indagini, invece di farne mercato politico per tenere alta l’intolleranza in tempi di calore eccessivo – perché “il rischio” continua Tajani citando la stampa spagnola, ma senza dire quale, “sono i movimenti secondari dei non marocchini”.
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Parte poi il giudizio sommario sulla Spagna citando una dichiarazione del “sindaco Vivas” secondo la quale dichiarazione “lì (a Ceuta, ndr) sono rimasti tra 8mila e 11mila migranti”. Non desideriamo scendere nel dettaglio del sindaco di una città dalla quale non si entra e non si esce se non dopo innumerevoli controlli, nemmeno nello scontro politico PP (che governa Ceuta) e PSOE, che è alla Moncloa, ma questa propaganda politica che evoca migliaia e migliaia e orde e barbari e morte e distruzione al di là di ogni sensato ragionamento lascia sconcertati. La chiosa di Tajani infatti dice tutto: la preoccupazione scivola sul “danno al turismo” che è colpa di Sánchez, naturalmente, e sui 50mila migranti già rimpatriati che nelle parole del ministero degli Esteri diventano “centomila in fuga dal Marocco”.
Eccola la polemica estiva al servizio della divisione sociale di cui nessuno sente il bisogno.
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(10 agosto 2026)
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