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Trump è “scioccato” da Meloni, si immagini se non lo siamo noi

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di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

Volano stracci, quando finisce un amore. A volte anche piatti. E persino schiaffoni. Metaforici, of course, perché Meloni ha avuto l’ardire di rendere noto senza mezzi termini che no, Donald, non ci siamo. Ciò che hai detto contro Papa Leone XIV è “inaccettabile”. E noi troviamo stupefacente che dopo essere stata zitta di fronte ai massacri di Gaza, all’attacco in Venezuela, alle minacce a Canada e Groenlandia, persino in tempi di dazi, Meloni sbotti, e se ne vanti, subito dopo l’attacco al Papa. Perché scherza coi fanti, ma non coi santi. O almeno con chi è a loro vicino. Si chiama ghosting strategico.
Trump ha picchiato durissimo, così duro che persino Schlein si è sentita in dovere di difendere nell’emiciclo la presidente del Consiglio dalla furia del Senile, perché se è vero che se a Meloni non ne va bene una dal referendum in poi, anche al povero Trump che si è impantanato in una serie di avventure senza ritorno, le cose non vanno benissimo e lui reagisce da quello che è: uno scolaretto viziato che se non ottiene quello che vuole se la prende con tutti.

Così il presidente Trump ha sproloquiato da par suo dichiarandosi “Scioccato da Meloni, mi sbagliavo su di lei” – si tranquillizzi è in ottima compagnia, ci sono alcuni milioni di italiani che si sono sbagliati a loro volta – e dicendo di essere sconcertato di fronte al fatto che Meloni, “Non ha coraggio sull’Iran, non vuole aiutarci. E’ lei inaccettabile“. Ci permetterà, il presidente che parla troppo e a vanvera, di dire, da Italiani, che ci va benissimo che Meloni d’Italia non abbia “coraggio sull’Iran”, o perlomeno non manifesti l’infantile incoscienza che un ottantenne due volte presidente, ha manifestato come un infante iperattivo preda di una crisi isterica.
Dunque va consolato: se lui di Meloni non ne può più, si figuri come si sentono gli Italiani  che hanno votato una presidente del Consiglio che ha strombazzato promesse a destra e a manca per poi fare il contrario – dubitiamo che sia di consolazione scoprire che ci sono molti punti in comune tra lei e lui: entrambi sono leader che promettono molto e mantengono niente e parlano, entrambi, moltissimo. Decisamente troppo.

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Finisce dunque, per Meloni, l’ennesima storia d’amore: prima quella con gli Italiani che pensava avrebbero detto sì al referendum perché lei la raccontava bene; poi quella con Orbán causa sconfitta bruciante alle elezioni ungheresi e quindi quella con Trump causa delusione senile di quest’ultimo. Un mondo spietato foriero di pene e dolori, viene da piangere.

 

 

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(14 aprile 2026)

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