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Israele attacca l’Iran, l’Iran lancia missili su Israele, gli USA attaccano l’Iran: Trump salva la faccia, o almeno è ciò che crede

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Testo:

Non aveva altra opzione Trump che non rivolgersi al suo fraterno amico Bibi, compagno di merende e di costruzione di resort su un mare di ossa di gazawi, e così ha fatto. Israele ha sferrato l’attacco contro Tehran, Tehran ha prontamente risposto con un lancio di missili e droni su Israele e gli USA avranno mano libera nel fare bum!bum! a loro volta.
L’operazione è stata chiamata sommessamente “Ruggito del Leone” anche se a noi sembrava più consono “Il gridare a vanvera del Cappone” che travolto da se stesso, dal suo secondo mandato, dagli Epstein files, non trova di meglio che usare la forza bruta per zittire in patria e all’estero chi lo vede per quello che è.

Parliamo sempre di quel presidente che pretende il premio Nobel per la Pace, spalleggiato dal solito stuolo di leccaculisti del momento, ché si trovano sempre leccaculisti a disposizione quando serve.

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Così ecco i governi-onesti del tempo di oggi (con capi di governo addirittura ricercati dalla CPI) schierarsi e bombardare lo stato-canaglia per antonomasia; con l’Ayatollah Khamenei in salvo mentre muore la sua gente, è di nuovo il popolo a rimetterci: quello che se non è ammazzato o messo a morte dal regime teocratico degli Ayatollah è ammazzato da bombe, missili e attacchi vari. In giro per il mondo, silenzio o quasi. In Italia si spreca il solito interventucolo del ministro degli Esteri Tajani che sulla rete ammiraglia del biscionismo, non dice nulla, ma ha l’aria di chi la sa lunga nonostante conti come il due di picche quando si gioca a briscola (esattamente come il paese che rappresenta).

Dunque siamo alla prima vera rappresentazione reale che i padri-padroni-fondatori del Board of Peace offrono di loro stessi con colui che lo ha voluto, presidente a vita della più grande presa per il culo della storia, lanciarsi alla guerra contro il nemico di sempre – che prima era amico, poi lasciato alle sue sorti con il benedetto ritorno in patria dell’Ayatollah Khomeini (accolto da milioni di persone entusiaste), e quindi ritornato nemico. Dovrebbero chiamarlo Board of War, ma è un dettaglio. C’è in gioco il premio Nobel per la Pace, preteso, va ricordato.

Basta guerre. Non sarà mai detto con troppa enfasi. Basta guerre per riempirsi le tasche; basta mandare al potere gente che in nome del popolo se ne frega dei popoli, ingrassati da loro stessi governando per i loro affari privati. Basta guerre.

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(28 febbraio 2026)

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