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“Cold Case” a Reggio Emilia risolto dopo 13 anni con la scoperta dell’omicida

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L’omicidio di Aldo Silingardi, avvenuto il 9 luglio 2012 a Correggio, era rimasto senza un responsabile, lasciando di fatto un cosiddetto cold case fino a quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e la Procura della Repubblica di Reggio Emilia, guidata dal Procuratore Gaetano Calogero Paci, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura delle indagini coordinate dal P.M. Maria Rita Pantani.  Il plauso del S.I.M. ai carabinieri del Nucleo Investigativo che con determinazione, professionalità e acume investigativo hanno ricostruito il delitto, evidenziato l’importanza di un’impronta latente e richiesto alla Procura la riapertura del caso. Determinante anche il lavoro del RIS di Parma, i cui specialisti hanno, su richiesta dei colleghi del nucleo investigativo, inserito l’impronta nell’ A.P.F.I.S (acronimo di Automated Palmprint & Fingerprint Identification System, che in italiano significa Sistema Automatico di Identificazione delle Impronte Palmarie e Dattiloscopiche), ottenendo un match positivo.

Il SIM Carabinieri desidera sottolineare con forza che, ancora una volta, l’Arma di Reggio Emilia è protagonista nella risoluzione positiva di un’indagine complessa. Questo successo dimostra come l’utilizzo sapiente della tecnologia più avanzata (come l’A.P.F.I.S.) diventi decisivo solo quando supportato da un fattore umano di elevatissima qualità.

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Il fattore umano – l’intuito, la tenacia, l’esperienza del Carabiniere – resta la risorsa più preziosa e centrale nell’attività investigativa, un plus che il SIM ritiene fondamentale tutelare e valorizzare in ogni contesto. Il riaprire e risolvere un cold case non è solo un atto di giustizia per la vittima e i suoi familiari, ma è un rafforzamento della fiducia che la cittadinanza ripone quotidianamente nell’Arma dei Carabinieri.

Così la nota stampa del SIM Carabinieri dopo l’arresto, a 13 anni dal delitto, del responsabile dell’omicidio.

 

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(1 ottobre 2025)

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