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La Casa Bianca: “Niente stop ai dazi, alla Cina fino al 104%”. L’Europa brucia 890 miliardi in tre ore

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di Giancarlo Grassi

Guarda guarda e frenare la caduta è solo Wall Street, quando si dice la casualità nel mentre le borse mondiali sono in subbuglio, i mercati in grande sofferenza, e il presidente Trump sempre più onnipotente ed eterno finché dura, dice dell’UE che parlerà con Bruxelles “se ci pagano molti soldi”, perché oltre a essere un grande statista Trump è uun gran signore. Gole profonde informano che Meloni volerà a Washington per parlare con lui. Notizia che dovrebbe essere tranquillizzante.

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Nel frattempo l’uomo dei miracolo che lancia cappellini agli operai che ingenuamente lo hanno votato al grido di “Fellows, take it”, che per lui dovrebbe essere una manifestazione di stima (non si prepara una gran vecchiaia, quest’uomo) annuncia che aumenterà i “dazi alla Cina fino al 104%” mentre il vicepresidente JD Vance fa battute da bar del tipo: “La Cine si è arricchita rubando soldi ai suoi contadini”. Definirlo incauto è insultare gli incauti.

E mentre in Italia si parla del ministero degli Interni a Salvini sì o no, perché giustamente ci sono priorità, l’Europa in apertura di mercati brucia 890 miliardi in tre ore che sommati ai 1239 di qualche giorno fa fanno duemila miliardi di soldi anche vostri, mentre la presidente del Consiglio anche vostra predica di stare calmi. Ci sono ragioni per credere che non investa in borsa. O che ami le battute. In totale sono stati bruciati 9.500 miliardi, globalmente. Ma l’importante è non farsi prendere dal panico.

Così mentre da Bruxelles arriva la notizia che il commissario Sejournè annuncia: “Pronti a escludere gli Usa dagli appalti Ue”, l’uomo dalle granitiche opinioni, finché non le cambia pensando di averne una più utile (al suo partito, mica al paese) quell’Antonio Tajani che sarebbe anche ministro degli Esteri, Salvini permettendo, dichiara: “Serve equilibrio, evitiamo reazioni scomposte”. Ci permettiamo di sottolineare che chi finanzia il partito di cui Tajani è presidenti, notoriamente la famiglia Berlusconi, ha espresso non troppo tempo fa opinioni totalmente differenti rispetto a Trump e alla politica che Forza Italia dovrebbe adottare in questa nuova e pericolosissima fase politico-economica. Ma per Tajani sembra essere un dettaglio.

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Come un dettaglio sembra essere per tutto il resto del governo, ostentatamente filo-Trumpiano – non siamo forse quel paese che poco prima della Liberazione dal nazi-fascismo era pieno di fascisti e il giorno successivo alla Liberazione era un crogiuolo di comunisti pro-repubblica? Mica c’è da stupirsi – il fatto che in questa situazione raccapricciante nessuno, tra i grandi politici che siedono in parlamento, sembra sapere cosa fare.

Tutti si arroccano sulle loro posizioni, per lo più strettamente ideologiche quando servirebbero pragmatismo e decisionismo (che non vuol dire avere “reazioni scomposte” ministro Tajani), cercando di parlare al loro popolo sempre più ristretto; ed è la sola Meloni, che è chiaramente donna di partito e di schieramento, a riuscire a parlare, da quello che dicono i sondaggi, a tutta una popolazione (FdI al 30,2% secondo SWG il 7 aprile scorso, e sono voti di Meloni mica del partito) riuscendo a farsi ascoltare anche da chi non la vorrebbe a Palazzo Chigi.

Merito suo? No. Demerito di tutti gli altri che non sanno né che pesci prendere, né uscire da un circolo ristretto di ideologie stantìe e divisive che impediscono un’azione politica d’insieme – non una manifestazione multitudinaria, ma tante manifestazioni più piccole e con tanti distinguo marcondirondirondello e attacchi alle manifestazioni degli altri marcondirondirondà.

 

 

(8 aprile 2025)

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