Gli Stati Uniti si sono rivolti ai Paesi europei, tra cui la Finlandia e la Danimarca, per far fronte alla crisi delle uova che sta devastando il debutto, con fuochi d’artificio, della presidenza Trump la quale, è il caso di dirlo, sta camminando sulle uova.
La Finlandia ha risposto a stretto giro alla richiesta americana dovuta all’epidemia di influenza aviaria alle quali le autorità sanitarie a stelle e strisce hanno risposto con incredibile superficialità, attraverso la Finnish Poultry Association che, scrive Il Messaggero citando il quotidiano Helsingin Sanomat, ha detto No alla richiesta americana perché “non sono state tenute trattative di accesso al mercato con le autorità statunitensi”.
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Secondo il direttore esecutivo dell’organizzazione, Veera Lehtilä, citato dal quotidiano romano, “si tratta di un processo lungo che comporta ispezioni e studi approfonditi” e, oltre a ciò, “l’avvio delle esportazioni non è una questione semplice, poiché non esistono regole concordate” e la Finlandia non ha l’autorizzazione nazionale per esportare prodotti a base di uova negli Stati Uniti, esportazioni che richiederebbero “molte indagini e lungaggini burocratiche, poiché la Finlandia non ha mai spedito uova lì prima” anche se “si riuscisse” a dare il via alle esportazioni “ciò non arrecherebbe grandi benefici agli Stati Uniti”.
Oltre al danno la beffa. La questua di Trump si è estesa anche a Danimarca, Paesi Bassi e Svezia.
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(17 marzo 2025)
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