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La guerra agli evasori di Meloni è durata un giorno, un po’ come la caccia agli scafisti

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Decisa come solo lei sa essere, contundente come solo poche sanno essere, la presidente del Consiglio è prima di tutto capo di partito e, con l’abilità che le è propria, subito dopo avere strombazzato il famoso Redditometro che doveva stanare tutti gli evasori stanabili – in tutto il globo terracqueo [cit.] – ha cambiato idea, ha indossato il vestito della ragionevolezza e ha parlato in video ai suoi: quelli delle spiagge con ombrelloni da 50 € al giorno a famiglia; quelli che di pos sui taxi neanche a parlarne; quelli che fanno propaganda a loro stessi perché i delinquenti sono sempre gli altri; insomma ha parlato ai suoi per dire tranquilli, sospendiamo il decreto ché non si sa mai. Metti che le Europee non vadano proprio come pensa.

Ecco così celebrata la fine della strombazzata guerra agli evasori, al redditometro e alla distrazione di massa, mentre all’orizzonte si presenta roba molto, molto seria che si chiama “tagli per 60 miliardi di euro nei prossimi due anni”. Una roba che diventa quasi conveniente far saltare in aria il governi così i tagli li fanno gli altri e tu ti puoi fare rieleggere da vera regina alla prossima tornata tanto gli Italiani quando, secondo loro, votano per andare avanti guardano indietro. E’ una certezza. Clamoroso il commento sul redditometro dei due soci di governo di Lega e FI. Secondo i due fini statisti il decreto strombazzato da destra a destra era “un orrore”. Per gente che ha votato una legge elettorale definitiva dal suo stesso ispiratore una porcata e passata ai posteri come il Porcellum, sembrerebbe quasi una presa di coscienza. Peccato sia solo propaganda. Anche quella.

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