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Meloni torna in Tunisia. I successi passati lo richiedono

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Il presidente-monarca assoluto della Tunisia che la presidente del Consiglio si appresta a visitare per la seconda volta in pochi mesi, gli scarsi successi non la fanno retrocedere di un passo proprio come se determinazione ed ostinazione fossero la stessa cosa ha appena imposto alla commissione elettorale tunisina la stipula di un accordo di collaborazione, un memorandum, con la commissione elettorale centrale della Federazione russa che prevede il supporto russo per l’organizzazione e il monitoraggio delle consultazioni, alle quali il presidente Saied si presenta da solo, avendo messo in galera tutti gli oppositori, quando si dice che Putin fa scuola.

Nonostante questo Meloni non si fa scrupoli ad incontrarlo di nuovo, per un nuovo accordo di governance che non approderà da nessuna parte proprio come il precedente che Saied ha sdegnosamente rifiutato di mettere in pratica in accordo alla coerenza enunciazione-azione che prevede di non sottostare alle ingerenze straniere. Si vede che considera la Russia una di casa, per dire.

La Tunisia in cui la premier Giorgia Meloni si appresta a tornare mercoledì prossimo, per la quarta volta dall’inizio del suo mandato, è una Tunisia preda dell’ennesimo autocrata della sua travagliata storia, non è quella che voleva uscire dall’isolamento e dalla povertà con la famosa primavera di ribellione popolare che si liberò di Ben Alì e che invece si ritrova nella stessa situazione, anzi peggiore, nelle mani di un presidente senza scrupoli che ha prima azzerato le libertà costituzionali, poi ha incarcerato gli oppositori, ha fatto tabula rasa dei diritti umani e ora fa accordi con la Russia di Putin per essere eletto imperatore. Questa fascinazione tutta meloniana per dittatori e liberticidi non è sarebbe comprensibile in una donna che tanto bene conosce la politica se non sulla base del solito a pensare male si fa peccato, ma difficilmente ci si sbaglia.

Così mentre orde di tunisini fuggono dal paese in cerca di libertà e lavoro, ecco l’Italia e l’Unione europea farsi fregare da chi provoca l’esodo – chi conosce la Tunisia sa che la politica dei vari dittatorelli del paese è sempre stata quella di togliersi dai piedi i giovani, così che non provochino disordini, siamo di nuovo in viaggio per un nuovo nulla di fatto dopo il successo del nulla di fatto precedente: il tristemente famoso Memorandum of Understanding Tunisia-Ue.

Non sappiamo se la presidente del Consiglio accennerà a Essam Chebbi, il leader del partito centrista repubblicano Al Joumhouri, e Rached Ghannouchi, cofondatore del partito di orientamento islamista moderato Ennahda, che Saied ha spedito in carcere. Forse si limiterà all’ennesimo strombazzare risultati eclatanti che non si vedono, se non nei TG Rai.

 

 

(15 aprile 2024)

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