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HomeGiustappunto!Perché il "caso Vannacci" sarà un boomerang per le destre neonaziste italiane

Perché il “caso Vannacci” sarà un boomerang per le destre neonaziste italiane

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di Vittorio Lussana

Tornando sulla questione, a dir poco scandalosa, del libro del generale Vannacci, dal titolo “Il mondo al contrario” – che poi quello all’incontrario è il suo, rimasto ai tempi in cui “Berta filava” –  segnaliamo la gravità di un semplice distributore come Amazon che non controlla nulla di quello che pubblica. E vabbè”, mi direte: è serie B e la gente dovrebbe saperlo, anche se vota per Salvini e Pillon…”.

Tuttavia, ci tengo a sottolineare alcune vicissitudini che sono regolarmente capitate – a me e ad altri colleghi – circa un’interpretazione in senso estensivo (è un eufemismo, ovviamente) dell’articolo 21 della Costituzione: quello che regola la libertà di stampa e di cui il ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma, Guido Saraceni, ha fornito l’interpretazione corretta con un post su Facebook, che alleghiamo qui di seguito.

Bene: in base all’interpretazione estensiva dell’articolo 21 delle destre neonaziste italiane, da decenni noi direttori di testata subiamo attacchi, esposti all’Ordine e minacce completamente fuori luogo. Il sottoscritto esercita la professione di direttore di testata (e di proprietario di una serie di altre testate, regolarmente registrate presso il Registro stampa di Milano, ndr). Ovvero: tecnicamente, sono un “direttore responsabile”. Ma in questa dicitura professionale, la parola importante non è il termine “direttore”, quanto quella di “responsabile” di fronte alla legge. E talvolta, su richiesta – si badi bene – ho concesso spazio a dei giovani che si sono messi a scrivere assurdità su una persona qualsiasi, venendo di conseguenza chiamato in causa da un giudice per non aver “controllato” l’articolo del calunniatore di turno.

Quindi, la legge mi chiede di bloccare: si faccia attenzione, che di certo non mi sto inventando niente e son cose capitate sul serio. Tanto per far capire come stanno messi i giornalisti in questo Paese. Perché su alcuni punti, mi dispiace, ma Marco Travaglio ha ragione: la nostalgia di molti politici, non solo di destra, è quella di giornalisti e magistrati controllati dalla politica. Una questione ormai giunta a un punto di rottura, soprattutto dopo l’avvento di internet, che in teoria consentirebbe di tornare all’editoria pura, ma che in realta protegge e consente l’esistenza solo di distributori irresponsabili come Amazon.

Infatti, secondo la visione populista, composta da dei messia autori di monologhi privi di contraddittorio e di professionalità (non ci sono solamente i No vax a intorbidire le acque dell’informazione italiana) io non dovrei bloccare preventivamente un articolo – nonostante le indicazioni dei magistrati – che:

  1. se ne frega della mia linea editoriale;
  2. se ne frega del fatto che, scrivendo cazzate, mi coinvolge in una causa per diffamazione;
  3. se ne frega di aver fatto una cortesia concedendo uno spazio;
  4. se ne frega altresì del fatto che ho messo in piedi un’impresa editoriale che, per quanto piccola possa essere, comporta spese, tasse, assemblee, scontri con i soci, versamenti Iva, ritenute d’acconto dei collaboratori e altre cose di questo genere.

Bene, nonostante tutto questo, in vari casi l’articolista-calunniatore era ostinatamente convinto che l’articolo 21 della Costituzione tutelasse solamente lui e il suo meraviglioso scoop e non anche me. E che, in seguito alla mancata uscita del suo pezzo, fosse giusto attaccarmi, anche pubblicamente, con accuse di censura e di “controllo orwelliano” (Salvini sei un pirla!) sui contenuti che la gente dovrebbe leggere o scrivere, accompagnate ad altre di “intelligenza col nemico”, che poi è quasi sempre il Pd (alcune sere fa, durante la trasmissione “In onda”, trasmessa da La7, secondo l’onorevole Donzelli era fondamentale affermare che la rimozione del generale Vannacci fosse stato richiesta da Elly Schlein, mentre l’atto in sé era un’iniziativa del ministro Crosetto; e parlando di alcuni progetti finanziati nel Pnrr, ma stanziati dal M5S, continuava a parlarne come se fossero marchette del Pd o di Gualtieri o dell’allora segretario, Nicola Zingaretti, perché tanto tutto fa brodo e, se manca un passaggio, si può anche inventare scaricando merda sul Pd, pur non sapendo come sono andate realmente le cose, ndr). Tutto chiaro sin qui? Spero di sì, perché ne fanno di casino i populisti, carissimi italiani. E sarebbe ora che qualcuno se ne accorga.

Vabbè, tornando a noi, si sappia che se l’articolo del novello Enzo Biagi de noantri non risponde ai requisiti sopra elencati, io posso bloccare l’uscita di un fondo o di un corsivo qualsiasi in quanto “responsabile” proprio della pubblicazione: ti è chiaro, Salvini? Io blocco eccome!!! Io faccio esattamente questo: stabilisco cosa si possa leggere e cosa no. Non riempio le pagine e basta, capito??? E tu continui a non comprendere persino il punto culturale della questione, perché l’accusa di “controllo orwelliano” in realtà è un complimento, dato che George Orwell era un grandissimo scrittore che prima criticò il sistema comunista con La fattoria degli animali e, in seguito, allargò la sua critica anche il sistema capitalista con 1984.

Interpretazioni sempre a pezzetti o a segmenti, quelli della Lega. Come nel caso di Simone Pillon, che su X ha pubblicato la classifica dei libri più venduti online, in cui esultava perché il libro di Vannacci era primo in classifica, mentre quello della Murgia solamente terzo. Un ragazzino di 50 anni, praticamente, perché ‘Accabadora’ di Michela Murgia, edito da Einaudi, è in classifica dal 2009 ed è tradotto in tutto il mondo. Ma lasciamo perdere, che tanto Pillon è veramente un caso pischiatrico.

Ora, anche per le case editrici (sono direttore editoriale anche di una di queste) più o meno vale lo stesso criterio: si può decidere di non pubblicare un testo se questo risulta privo di controllo da parte di un editor e di una peer review (che i populisti neanche sanno cosa sia, ndr) composta da un gruppo di esperti, che si preoccupano di non ledere l’onorabilità dell’Esercito italiano, come nel caso del libro di Roberto Vannacci. Lo scrittore Rigoni Stern, tanto per fare un altro esempio, scrisse un noto romanzo sulla disastrosa campagna di Russia dell’Armir di Mussolini, ma dovette attendere 10 anni per veder pubblicato il suo manoscritto, solamente per verificare l’esattezza geografica delle singole battaglie, gli ammutinamenti, le diserzioni e molti altri episodi, perché già allora vi era la ‘canea’ dei fascisti travestiti da liberali che poteva offendersi. E si badi bene: tutti alla Einaudi sapevano che quel manoscritto di Rigoni Stern era un capolavoro. Tuttavia, si decise di controllare ogni cosa: ma guarda tu ‘sti comunisti pignoli, eh! Che ‘fregnoni’ sono stati: dopo 10 anni, nessuno si ricordava più della ritirata di Russia e hanno perso il momento giusto per pubblicare un testo e fare più soldi. Sull’opportunismo, la sinistra è sempre stata una ‘pippa’, proprio: chissà come mai…

Neanche voglio concludere questa traccia, perché dovreste aver compreso dove ‘diavolo’ vado a parare: gli italiani sono un popolo superficiale e ignorante, che prende tutto alla lettera senza approfondire, che si nutre di spazzatura subculturale del primo razzista omofobo che passa per strada, che non conosce il proprio ordinamento giuridico e che si permette di giudicare la professionalità altrui, senza riconoscere il propagandismo politico della peggior feccia in circolazione in Italia, nei quali rientrano, ovviamente, anche i No vax, la cui contiguità è dimostrabilissima.

Perché noi abbiamo anche questo problema, signori cari: quello delle destre “tutte d’un pezzo”, che poi tutte d’un pezzo non lo sono per niente e perdono regolarmente tutte le cause. E tutto questo tra gli applausi di un intero pezzo di popolo italiano, che non comprende nulla di quanto accade veramente pur di partecipare a una sorta di culto messianico di fallimento di un intero Paese.

 

 

(23 agosto 2023)

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