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di Mario Barbaro 

Come se non bastasse in Italia, già fiaccata dalle lentezze e inefficienze della macchina della giustizia, si inserisce un nuovo reato e lo si elegge a “universale”. Come spesso accaduto negli ultimi anni, le maggioranze si uniscono su leggi discutibili per la loro applicabilità pratica e sui temi cosiddetti “etici”, il più delle volte in senso liberticida. L’ultimo esempio è il ddl Varchi sulla maternità surrogata. Sono temi certamente delicati e sui quali personalmente credo che la cosa migliore sia sempre pensare ad una regolamentazione accompagnata dal dibattito, spesso negato nel nostro Paese. Su tale tema il Partito Radicale ha annunciato una iniziativa importante, ovvero quella di esprimersi nell’ambito di un pacchetto di Referendum abrogativi che ricomprenda, oltre a questo, anche i temi della giustizia e dell’antiproibizionismo.

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Più in generale in un Parlamento ridotto dal drastico taglio di rappresentanza e sul quale il Partito Radicale è stato in prima linea nel cercare di contrastarlo, aumentano i rischi di derive antidemocratiche. Non che prima del taglio tutto filasse a meraviglia, è superfluo rimarcarlo. Credo comunque sia bene sottolineare alcuni aspetti.

Oggi le Camere appaiono sempre più il teatro della conta di posizioni precostituite e il dissenso dal gruppo diventa molto più difficile. La Costituzione non prevede (e meno male) alcun vincolo di mandato e il parlamentare ha il dovere di agire sempre nell’interesse della Nazione. Le segreterie di Partito, per effetto del taglio, hanno però molto “più gioco” nel controllare gli eletti, riducendone così la loro autonomia decisionale.

Si potrebbe pensare a molto altro: ai “risparmi” davvero irrisori conseguenti al taglio della rappresentanza, alle garanzie costituzionali che si sono assottigliate (e a tutti i delicati equilibri previsti dalla Costituzione che sono saltati), al Senato composto da soli 200 membri nel bicameralismo paritario, al lavoro nelle commissioni sempre più difficile, alla legge elettorale che non consente una adeguata selezione ai cittadini dei propri rappresentanti. Insomma, una vera e propria involuzione costante, che si rischia nel tempo di pagare a caro prezzo e che necessiterebbe di interventi strutturali importanti per invertire la rotta. Al momento nessuno, all’orizzonte, pare voler (o poter) non solo avanzare ma nemmeno ipotizzare concreti interventi di riforma. Se non si prende coscienza di questi aspetti e della necessità di ripristinare garanzie forti, il rischio che si palesa come cittadini è di diventare nel tempo esposti a provvedimenti che possano sempre più minare lo Stato di diritto dalle fondamenta.

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(28 luglio 2023)

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