Manovre di bilancio e di propaganda

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di Claudio Desirò

Addentrarsi nella lettura dei 136 articoli della Legge di Bilancio proposta in settimana dal Consiglio dei Ministri risulta una lunga avventura che si districa tra poche luci e parecchie ombre, contraddistinte da diverse iniziative identitarie di propaganda, criticate da alcune opposizioni in modo altrettanto propagandistico, piuttosto che nel merito.

Di primo acchito, però, salta all’occhio come alla prova dei fatti, conti alla mano, ci si sia resi conto che molte delle proposte da campagna elettorale siano di fatto irrealizzabili e per questo, fortunatamente, si sia deciso di metterle in un cassetto. Certo, forse non tutti i leader di maggioranza hanno preso realmente atto di questo, soprattutto un Salvini ancora dedito ai propri scatti in avanti tramite slogan di facile consumo.

Tra gli articoli, spiccano alcune chicche, come, tra gli altri, il 26 ed il 27 che sotto un titolo ammiccante risultano privi di testo. Infatti, al di sotto dei titoli “Modifiche al contributo straordinario al caro bollette” (Art. 26) e “Contributo di solidarietà straordinario” (Art. 27), non vi è alcun accenno ad essi, risultando perfetti per qualche slogan e qualche post social a cui molti ci hanno abituato.

Le ombre, invece, si presentano soprattutto laddove si sono fatte scelte di bandiera, cavalcando i cavalli di battaglia dei singoli leader, piuttosto che modulare proposte aderenti alla situazione del Paese. La flat tax allargata a 85 mila Euro per le p. Iva, ad esempio, tralasciando gli aspetti tecnici che la privano di una modulazione delle aliquote successive rendendo, di fatto, svantaggioso fatturare anche un solo euro in più (e qui si aprono le porte del nero, piuttosto che del disincentivo alla crescita della singola attività), è stata proposta, nelle intenzioni, per aiutare quel ceto medio che si è visto drammaticamente ridurre il proprio potere d’acquisto negli anni. Peccato che questo Governo, come i precedenti, si sia scordato di milioni di italiani che del ceto medio o medio-basso fanno parte e che continuano a non essere considerati: cioè, i lavoratori dipendenti con una Retribuzione Annua Lorda tra i 35 mila ed i 60 mila euro. A meno che non si considerino costoro, dai faraonici stipendi netti poco sotto o poco sopra i 2000 euro, come classe agiata, ricca, giustamente da non aiutare.

Ombre che si stagliano anche su un altro cavallo di battaglia di Salvini, cioè la famosa quota 103, che al costo di 750 milioni di euro, porterà alla pensione poco meno di 40 mila italiani. Nuovi pensionamenti che, se i risultati saranno paragonabili a quelli della vecchia quota 100, non si tradurranno in nuove opportunità di impiego per i giovani, ma unicamente in nuovo debito sulle loro spalle.

Ma se da un lato si è dato spazio a scelte politiche “identitarie”, dall’altro lato, cioè dai banchi delle varie opposizioni, si critica seguendo la medesima metrica. Soprattutto PD e 5 Stelle, che ci hanno abituato all’assenza di idee, scelgono la via più semplice, cioè quella della “piazza”. Via più semplice perché non necessita di elaborare controproposte costruttive o alternative, ma chiamando ad un’adunata generica permette di cavalcare il malcontento, inseguendo la crescita di consenso senza pensare alle reali necessità del Paese. Insomma, dimostrando ben poca coerenza,  attuano lo stesso atteggiamento che criticavano quando a farlo erano altri.

Ancora una volta si differenzia in questo il gruppo del cosiddetto Terzo Polo, ovvero il gruppo parlamentare di Italia Viva ed Azione che, alla critica generica e generalizzata della sinistra, ha preferito presentare delle controproposte concrete sulle quali gettare le basi per proporre modifiche migliorative alla Legge di Bilancio. Atteggiamento che è piaciuto al/alla Presidente del Consiglio che, con atteggiamento responsabile e di collaborazione, si confronterà con quel Calenda che ora viene criticato dal populismo delle altre opposizioni e messo all’indice come “collaborazionista”.

Ed anche in questo caso, PD e 5 stelle, evidenziano come non abbiamo alcuna intenzione di recitare quel ruolo di opposizione responsabile, che sarebbe necessaria al nostro Paese che sta affrontando un complesso momento storico, sia dal punto di vista economico che sociale.

Ma gli interessi del Paese vengono, purtroppo, spesso sacrificati in nome della propaganda un tanto al chilo. Trasversalmente.

 

(25 novembre 2022)

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