Il Ministro Tuttofare

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di Claudio Desirò

Il panorama politico contemporaneo è caratterizzato da un basso livello generale ed infarcito, trasversalmente, di personaggi che hanno confuso il proprio ruolo politico con quello di attori o influencer che recitano la propria parte su di un palco, spesso virtuale, ben distante dall’amara realtà che sta vivendo il nostro Paese.

Tra questi ce n’è uno che non perde occasione per far parlare di sé, cioè il Fu-Kapitano Matteo Salvini, che di vestire i panni di Ministro per le Infrastrutture non ne vuole sentire parlare e si atteggia come Presidente del Consiglio ombra, occupandosi, nelle sue dichiarazioni o nella pubblicazione compulsiva dei suoi post social, di qualsiasi tema anche, e soprattutto, se non inerenti alle competenze del proprio Ministero. In evidente crisi di consenso e popolarità, ha abbandonato la linea tenuta le prime ore successive alla presa d’incarico, quando si presentava da Vespa con il faldone dei tanti tavoli aperti presso il suo Dicastero e sui quali, a suo dire, si stava formando ed informando: i famosi ponti da manutenere o il Ponte di Messina che, a suo parere, garantirebbe 500 mila posti di lavoro stabili. Giorni lontani, seppur distanti solo qualche settimana, e che oggi sono contraddistinti da un ritorno all’utilizzo degli slogan, affermando tutto ed il contrario di tutto, su tutto, come da sempre nelle sue corde.

Che si tratti di politica interna o estera, di economia o ambiente, non c’è tema che quotidianamente non venga affrontato dall’uscita boccalona del Ministro. Anzi, qualche tema, in effetti, non viene affrontato: cioè, i temi di cui il Ministro delle Infrastrutture dovrebbe occuparsi.

Non c’è traccia, infatti, di un suo impegno relativo all’ambito infrastrutturale del nostro Paese, cosa che difficilmente sarebbe traducibile in slogan di facile consumo. Sarebbe difficile spiegare in poche parole ad un pubblico, il suo, abituato alle boutade, una proposta di modifica del Codice degli Appalti che si attende da troppo tempo. Altrettanto difficile, nonché poco populista, affrontare il tema della modernizzazione delle reti viaria e ferroviaria, tallone d’Achille di molti territori da nord a sud. Per il suo pubblico, e per le evidenti carenze di preparazione del “nostro”, bisogna buttarla sempre in caciara su clandestini, ordine pubblico, pensioni, tasse, condoni… E così facendo, con le sue corse in avanti poco concretizzabili in quanto semplicistiche e ad uso e consumo di un recupero di consenso perso, fa scattare l’imbarazzo degli alleati e del/della Presidente del Consiglio vero/a, costretta a tamponare le uscite improvvide di un alleato scomodo e, senza dubbio, fastidioso.

L’unica infrastruttura di cui parla sempre è l’ormai mitologico, piuttosto che mitico, Ponte sullo Stretto. Ma questo è argomento che tanti, troppi, hanno utilizzato come bandierina demagogica negli ultimi 50 anni e non poteva certo sottrarsi dal farlo anche il re degli sbandieratori e dei diffusori di propaganda un tanto al chilo. Certo, oltre al ponte non si va, di rete viaria siciliana degna di un Paese del terzo mondo non si parla, dei tempi di attraversamento di Calabria e Sicilia, che sia treno o auto, nessun accenno. Solo il Ponte, anche a costo di farne una cattedrale nel deserto da esibire al culmine di una carriera più affine al ruolo di stand up comedian che a quella di uomo di Stato.

 

 

(18 novembre 2022)

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