Opposizione allo Ius Scholae a tutti i costi tra xenofobia, un tema sul “significato del presepe” e il razzismo tanto intimamente legato alle destre

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di Paolo M. Minciotti

Non si smentiscono le destre italiane, ed è molto meglio così: che si facciano vedere per come sono; non si smentiscono soprattutto sui temi divisivi che sono gli unici ad unirle, perché sono divise su tutto e su tutto arrivano divise, persino alle elezioni, che fino ad oggi hanno sempre perso. Così mentre Meloni svetta tra i sondaggi Salvini sprofonda al di sotto dei risultati del 2018, quelli dell’orrendo governo giallo-verde di cui era ministro dell’Interno e “datemi pieni poteri”.

Così invece di mettersi d’accordo sui candidati alle amministrative del 12 giugno, e pronti prontissimi a vedere naufragare anche i referendum sulla Giustizia, eccoli all’esaltazione della teocrazia dell’esaltazione del presepe in un paese laico con costituzione laica. Perché anche se fanno finta di dimenticarselo in questo paese ministri e presidenti giurano fedeltà alla Costituzione e non ai libri sacri. Poi se uno vuole andare in giro con rosari o magliette di Putin coprendosi di ridicolo in un caso o nell’altro non è certo responsabilità del libro sul quale ha giurato. Se ha giurato.

Dunque eccoci arrivati all’opposizione a tutti i costi contro lo ius scholae e al razzismo più becero che sono amici intimi, diciamo. E così l’ostruzionismo di Lega arriva dritto dritto nel regno del Ridicolo. Per avere la cittadinanza non basterebbe, secondo la non scritta bibbia delle destre, frequentare le scuole in Italia (almeno due cicli completi, come da proposta PD) ma – lo scrive Globalist – si vorrebbe che la “licenza media e il diploma della scuola secondaria di secondo grado abbiano una valutazione media non inferiore all’8 o che la frequenza non preveda bocciatura, o ancora che le qualifiche professionali abbiano avuto una valutazione non inferiore a 90/100”, tutti risultati che qualunque leghista presente in Parlamento in Italia, in Europa o nei consigli regionali immaginiamo possa vantare.

Invitiamo ad andare ad ascoltare i discorsi di certi sindaci leghisti che, in apertura di manifestazioni, leggono discorsi scritti da altri riuscendo a saltare quattro o cinque righe in un foglio di venti, senza accorgersi dell’errore. Perché la kultura è una cosa seria… scusate, qultura.

I geniali emendamenti si soffermano poi su “una prova scritta sulle principali ricorrenze del calendario, sui prodotti gastronomici, sulle tradizioni di regioni come il Molise”. O ancora sul “riassunto di un brano sulla musica italiana e una prova orale consistente in un colloquio sulle festività nelle diverse regioni d’Italia”; non si accenna al significato delle ampolle con le sacre acque del Po brandite come spade dal Bossi del celodurismo, quando il celodurismo poteva vantarlo.

Gli emendamenti del gruppo di Fratelli d’Italia – scrive sempre Globalist – si concentrano principalmente sulla durata del percorso scolastico per la richiesta di cittadinanza e l’unico che porta la firma di Meloni non cambia di una virgola la legge che c’è già. E che non funziona.

Il colpo di genio però arriva alla fine, ed è l’emendamento leghista che chiede che per avere la cittadinanza per scolarità, occorrano “nozioni sulle tradizioni regionali, i laghi, le usanze” e, tenetevi forte, di “sostenere una prova scritta sul significato del presepe” evitando possibilmente di inveire su Baldassarre chiamando negher perché quei tempi lì sono passati. Adesso si offende la gente con più raffinatezza. Per esempio indossando magliette.

 

(1 aprile 2022)

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