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Zaia, Galan, il Mose e i leghisti dalla memoria corta e la lingua lunga

di Redazione #mose twitter@gaiaitaliacom #maiconleghisti

 

Dal sito di Skytg24 dell’11 aprile 2019, ore 16.20:

La ricostruzione dei flussi di denaro legati al Mose e riconducibili a Giancarlo Galan, secondo fonti della procura di Venezia, è partita dallo studio di un commercialista padovano, uomo di fiducia dell’ex governatore veneto. Il commercialista era finito nella rete delle 35 persone arrestate nel 2014 dalla Guardia di finanza per le tangenti sul Mose. Finito in carcere, ne era uscito riconoscendo davanti ai pm Stefano Ancillotto (che coordina anche l’inchiesta in corso) e Stefano Buccini di essere stato il prestanome di Galan per quanto riguardava il denaro probabile frutto di tangenti. Gli altri cinque indagati, sempre secondo la procura lagunare, rientrano nella cerchia dello studio del professionista e delle sue conoscenze. 

E’ un bene per chi ha la memoria corta, e la lingua lunga, che il web renda praticamente eterna ogni più insignificante fregnaccia pubblicata permettendo di ricordare, anche a chi ha la memoria corta e soprattutto a chi ha la memoria corta, la lingua lunga e il pianto facile soprattutto in occasione di eventi calamitosi, che i loro pianti e la loro scoperta dell’acqua alta, sono patetici tentativi di nascondere responsabilità precise. Quando Giancarlo Galan venne arrestato per la questione delle presunte tangenti sul MOSE la Lega che governa il Veneto degli honesti da decenni era già lì. Ed era già esperta nel gridare al lupo. Poi ha imparato l’uso del gridare al lupo preventivo. Ma i fatti, le condanne, stanno sempre lì. E non c’è Zaia che tenga.

La questione MOSE della quale si parla da 37 anni è stato un gigantesco buco nero dove sono precipitati miliardi di quegli euro che i leghisti tanto odiano, soprattutto se non finiscono nella loro tasche, e continua ad essere un gigantesco buco nero che solo la propaganda per cervelli poco dotati e creduloni possono ritenere verità.

Troppo impegnati a creare l’orrenda caciara che hanno creato sull’acqua alta a Venezia, i signori al potere si sono infatti dimenticati di dire che il dio MOSE non proteggerà affatto Piazza San Marco, come dire che proteggo l’Olanda con le dighe, ma lascio sguarnita Amsterdam, si sono poi dimenticati di dire, ed avrebbe fatto loro bene, ciò che Wikipedia ricorda qui:

A Galan sarebbero contestati i reati di corruzione, concussione e riciclaggio, in relazione ai quali l’interessato si è tuttavia dichiarato estraneo. Secondo la procura del capoluogo veneto, l’ex ministro della Cultura ha percepito “uno stipendio di un milione di euro l’anno più altri due milioni una tantum per le autorizzazioni” necessarie all’opera. Il diretto interessato si è difeso, dichiarandosi innocente e accusando la Guardia di Finanza, il cui lavoro scadente avrebbe indotto in errore i magistrati inquirenti.

Questi ultimi, però, hanno risposto nero su bianco alla presa di posizione dell’ex governatore con un documento in cui si legge di “cospicue operazioni commerciali nel Sud Est asiatico” nell’ordine di 50 milioni di dollari, trovate in documenti in possesso del ‘prestanome’ Paolo Venuti, per le quali emergerebbe “la riconducibilità alla famiglia Galan”.

Contro Galan ci sono le dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, e della sua ex segretaria Claudia Minutillo. Secondo l’imprenditore l’ex ministro della Cultura e Presidente del Veneto era di fatto stipendiato insieme all’Assessore alle Infrastrutture della Regione Veneto, arrestato, Renato Chisso (PdL) : “La cosa era molto variabile, si può considerare un milione l’anno” aveva detto a verbale nell’interrogatorio del 31 luglio 2013.

Un meccanismo confermato ai magistrati dalla ex assistente: ”Era un sistema, cioè ogni tot quando loro potevano gli davano dei soldi”.

Dall’ordine di custodia cautelare che aveva portato a 35 arresti erano emersi altri particolari: un milione e centomila euro per ristrutturare villa Rodella, la sua residenza sui Colli Euganei, 200 000 euro consegnati nel 2005 all’Hotel Santa Chiara di Venezia da Piergiorgio Baita, allora presidente della Mantovani Costruzioni, diventato la gola profonda dell’inchiesta con ampie confessioni, per finanziare la sua campagna elettorale, cinquantamila euro, nello stesso anno, versati in un conto corrente presso S.M. International Bank Spa di San Marino più altri finanziamenti per altre campagne elettorali consegnati sempre da Baita alla Minutillo.

Ed è ancora la segretaria a raccontare ai pm che un’ulteriore ricompensa consisteva nell’”intestare quote di società che avrebbero poi guadagnato ingenti somme dal project financing a prestanome dei politici di riferimento”, Galan in primis. Dalla Regione, per procedere con i lavori, il Consorzio Venezia Nuova doveva ottenere essenzialmente la Valutazione d’impatto ambientale e la salvaguardia per la realizzazione delle dighe.

Galan avrebbe avuto un ruolo fondamentale: quello di accompagnare Mazzacurati, presidente del Consorzio, al cospetto di Gianni Letta, quando quest’ultimo era sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Silvio Berlusconi e al coordinatore regionale di Forza Italia e PdL Veneto, l’avvocato del premier Niccolò Ghedini. Secondo Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, i versamenti a Galan erano avvenuti anche quando il politico padovano non era già più presidente del Veneto.

Fra le contestazioni a Galan c’è quella di aver ottenuto il pagamento della ristrutturazione della propria villa di Cinto Euganeo, nel padovano: nel 2007/2008 venne ristrutturato il corpo principale del casale e nel 2011 la “barchessa”.

Giancarlo Galan, ex presidente di Forza Italia in una giunta dove la Lega aveva un peso enorme, aveva poi lasciato il suo posto di presidente proprio per permettere a Zaia, e quindi alle Lega, di accedere alla massima carica regionale, ed ha poi pagato il suo debito con la giustizia. Cosa che per quanto ci riguarda salda il suo conto con la società. Ciò che non salda nessun conto è la propaganda leghista che nasconde ciò che non deve essere ricordato e cioè che ai tempi in cui svettavano tangenti da destra a destra, più che da destra a sinistra, la Lega che non perdonava la Roma ladrona era già lì, nei luoghi dove si dimostrava che i ladroni stanno dappertutto, non solo a Roma. E vorremmo tacere sulle vicende giudiziarie di Bossi, famiglia e figlio, su faccenduole di banche, diamanti in Tanzania, Trota, delfini e grida da galline sgozzate che servono a nascondere i veri buchi neri della Lega dei quali nessuno parla mai.

Così che, mentre si muovo addirittura da Roma per la questione del MOSE che diventa improvvisamente prioritario perché il clima ci dice che siamo dei deficienti e che non bastano due grida per dire all’ambiente come reagire alle nostre porcate, noi siamo lì ad ascoltare e rischiare di credere a questa classe di politici cialtroni, egoriferiti ed autoreferenziali incapaci di avere un orizzonte che vada più in là del like da social per minus habens adolescenti e che pretende bellamente di menarci per il naso fino alla fine dei nostri giorni. E certo, finché la maggioranza degli Italiani li vota come se fossero Dei, ed essendo il voto il loro unico obbiettivo, è difficile dimostrare che sbagliano.

 

 

(14 novembre 2019

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