Il 4 giugno scorso, lo scrive l’Espresso, i magistrati che hanno mandato alla sbarra per falso in atto pubblico la Sindaca Favolosa, Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, hanno depositato il ricorso per l’appello dopo il verdetto di assoluzione dello scorso 10 novembre.
Le motivazioni con cui il giudice Roberto Ranazzi ha assolto Virginia Raggi, non avrebbero convinto i magistrati romani. Scrive l’Espresso che Ielo e Dall’Olio non credono che il primo cittadino di Roma abbia fornito elementi mendaci all’Anticorruzione del Campidoglio («Raffaele Marra non ha partecipato alla fase istruttoria dell’interpello per le nomine da dirigente amministrativo» scrisse la sindaca all’Anac, mentre era vero il contrario) perché vittima di un raggiro, come sostiene Ranazzi, da parte dei due fratelli Marra anzi, sarebbero convinti che la Sindaca abbia mentito consapevolmente per difendere il suo ex braccio destro (che muoveva le carte per far promuovere il fratello Renato a capo del Dipartimento Turismo, con annesso aumento di stipendio) e, soprattutto, per difendere se stessa.
Il giudice sostiene che “il fatto c’è” ma “manca il dolo” e quindi non ci sarebbe il “movente”. Non sono d’accordo i magistrati Ielo e Dall’Olio.
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(5 giugno 2019)
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