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Giovani, millenials e l’industria finanziaria

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di Redazione #millenials twitter@gaiaitaliacom #giovani

 

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Cambiano i prodotti finanziari, si affinano le tecnologie, si evolvono anche i consumatori e le loro esigenze. Gli anni che stiamo vivendo sono i primi in cui i cosiddetti Millenials varcano la soglia della maggiore età e si approcciano alle prime decisioni “da grandi”. Con abitudini finanziarie diverse, i nuovi maggiorenni si affermano con le proprie idee dal punto di vista economico, sociale e politico, ma d’altra parte, pur essendo ancora alle prese con lo studio o i primi lavori, si ritrovano spesso a gestire somme e risparmi. E poiché la popolazione mondiale è per metà composta da under 30, anche un paese “vecchio” come l’Italia deve adeguarsi alle necessità di coloro che a breve potrebbero essere i nuovi investitori.

Le nuove generazioni hanno tra le priorità l’efficienza energetica, il consumo sostenibile e la blockchain e da queste basi devono partire anche gli istituti bancari, i promotori e i consulenti finanziari. In Italia, l’impatto delle nuove generazioni sulla finanza è senza dubbio più contenuto, ma i progetti di robo-advisory e i nuovi punti di contatto con i clienti attraverso gli strumenti di comunicazione che i giovanissimi conoscono nei minimi dettagli potrebbero aprire nuovi scenari nell’immediato futuro.

Poiché i più giovani hanno esigenze differenti dagli investitori adulti, è importante giocare la partita sulla flessibilità, sulla trasparenza e sulla possibilità di controllo da remoto dell’investimento. Su questa strada si sono già mossi alcuni interpreti del mercato nazionale, come testimoniato dallo studio di Pwc intitolato “L’industria dell’Asset Management nel 2020”, secondo cui chi si propone al mercato con il risparmio gestito ha già posto le fondamenta per un prodotto finanziario che sia multicanale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la gestione patrimoniale di Moneyfarm, studiata negli anni per essere su misura sia per le tasche che per le caratteristiche di qualsiasi cliente, per permettere un controllo costante dell’investimento e per mantenere costante il contatto con l’utente attraverso gli strumenti che egli stesso ritiene più consoni. A queste caratteristiche si aggiungono una flessibilità temporale e d’investimento, opzione cara ai più giovani che nel corso della loro vita potrebbero affrontare nuovi percorsi di studi o spese improvvise legate anche a trasferimenti per ragioni lavorative. Il consulente finanziario italo-britannico ha anche accettato le numerose sfide poste in essere dal mercato, mettendo in discussione quel modello di prodotto finanziario che nel tempo si è progressivamente allontanato dall’investitore medio e ora si trova praticamente in antitesi rispetto alle esigenze dei millenials.

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I nuovi investitori sinora sono stati trascurati dall’industria finanziaria, che hanno catalogato i giovani come una categoria non in grado di gestire o costruire un patrimonio, come conferma Natixis Investment Managers.

In realtà, dalla ricerca del gruppo parigino emerge che il 60% degli intervistati già partecipa a piani finanziari con orizzonti non superiori ai 5 anni. Nonostante gli asset temporali non così strutturati, però, i giovani puntano a far quadrare i conti, per poter avere nel futuro una somma da gestire in vista degli impegni che dovranno affrontare e di una pensione che ogni anno sembra allontanarsi e assottigliarsi sempre più. È stato sfatato anche il mito della dipendenza dei giovani dai social network: l’86% degli intervistati si rivolge infatti ai consulenti finanziari, modello che ricalca la situazione italiana e che sembra diametralmente opposto rispetto a quanto accade in Canada, Cina e Giappone, dove invece è la tecnologia a farla da padrone.

 





(19 marzo 2018)

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