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HomeCoherentia et honestateEmanuele Dessì dei sette euro e settanta d'affitto non è "incompatibile", guarda...

Emanuele Dessì dei sette euro e settanta d’affitto non è “incompatibile”, guarda un po’

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di Giancarlo Grassi #politica twitter@gaiaitaliacom #poltronismo

 

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Titolavamo qualche giorno fa che i bugiardi seriali si sbugiardano da soli, e così fu. Ricorderete tutti voi che ci seguite e condividete con noi le gioie e i dolori, quelli ad esempio che ci provocano coloro che ci segnalano ai social per farci bloccare trovando in Facebook un poderoso quando stupido alleato, che l’argomento del dibattere era quell’Emanuele Dessì amministratore delegato di due aziende, con legami almeno d’amicizia con gente in odore di mafia, nello specifico qualcuno del clan Spada di Ostia, che nonostante il suo lavoro riusciva a vivere in una casa popolare al prezzo d’affitto di 7,70 euro al mese, totalino affitto annuale 90 euro e un po’, e che il buon Di Maio – uomo delle verità dette a comando – aveva detto essere incompatibile con il M5S.

Ebbene oggi sappiamo che Emanuele Dessì, eletto, è invece compatibilissimo con il M5S tant’è vero che è pronto ad insediarsi senza che il buon Di Maio, o il pessimo Grillo, impegnati l’uno nel dialogo tra sordi con Salvini e l’altro a definirsi democristiano che non fa inciuci con nessuno, ma anche e soprattutto sì che li fa, dicano una parola sensata sull’argomento. La data dell’insediamento è oggi, mentre stiamo scrivendo, giorno in cui Luigi Di Maio e Matteo Salvini – raccontando di fare la rivoluzione stanno facendo la restaurazione.

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La barzelletta attorno ad Emanuele Dessì e alla sua incandidabilità, ai documenti firmati per rinunciarvi – quando il suo nome era già stato comunicato al Viminale e solo il Viminale poteva depennarlo, per gravi motivi – si racconta da diverso tempo ed è una delle pagine più buie e demenziali dell’orribile breve storia del M5S attualmente primo partito d’Italia che spacciandosi per il nuovo ha inglobato nelle sue liste tutto l’inglobabile pur di portare a casa la vittoria.

Dunque anche questa volta, come tutte le altre volte, non era vero niente, e non lo era perché era stato deciso che Dessì e tutti gli altri Dessì possibili fossero esattamente dove stanno ora perché il M5S voleva vincere le elezioni e doveva vincerle ad ogni costo anche candidando impresentabili che sarebbero stati oggetto delle contestazioni delle orde di troll incolti e furibondi che popolano la rete. Il fine giustifica i mezzi.

La fine anche.

 





(19 marzo 2018)

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