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Il candidato premier semi-dio votato da 490 persone e le sue “invenzioni” per trombare gli incandidabili

di Giovanna Di Rosa #politica twitter@gaiaitaliacom #coerenzaonestà

 

 

Meno di un iscritto al M5S su tre ha votato per le parlamentarie del caos e delle rettifiche e Luigi Di Maio, già onnipotente premier e capo politico il cui inglese è direttamente proporzionale alla sua cultura, poi si lamenta delle traduzioni, ma se non ci si fa capire non c’è interprete che tenga, ha ottenuto 490 (quattrocentonovanta!) voti.

Questi sono i numero del popolo del web che sceglie un proprio rappresentante via internet nell’ennesima chiacchierata elezione online: su 140 mila registrati sulla piattaforma Rousseau, hanno votato 39.991 iscritti per la Camera e 38.878 per il Senato.

Interessante dare un’occhiata al numero di voti ottenuti dai capetti del M5S, quelli scelti dalla diarchia Grillo-Casaleggio: Luigi Di Maio, candidato premier M5S, è risultato il più votato nel suo collegio per la Camera con 490 voti; anche Roberto Fico tra i duri e puri dell’ortodossia di grillology ha fatto sfracelli: 315 voti. Qualcosa in più hanno ottenuto Paola Taverna con 2136 voti e Carla Ruocco con 1691. Danilo tolinelli, un altro di quelli che gridano forte, di voti ne ha avuti 502. Trionfo di voti anche per il già chitarrista e già giornalista Gianluigi Paragone: 300 preferenze. I numeri bassi lo inseguono anche fuori dalla televisione. Così che per uscire dalla melma delle poche centinaia di voti il geniale Di Maio ha uscito il coniglio dal cilindro.

Il coniglio si chiama Emanuele Dessì ed è quel candidato della coerenza e dell’onestà troppo vicino agli Spada e che ha un contratto d’affitto di 7,50 euro mensili, uno di quelli con comportamenti che il M5S a parole condanna e chiama “scroccopoli” e che ha firmato la rinuncia alla candidatura senza capire cosa c’era scritto. Sono le “grandi competenze” dei candidati della Sacra Setta di Grillology che hanno chiesto “un passo indietro” a quello che ha dovuto picchiare un rumeno e che gli elettori del M5S avrebbero votato senza sapere che votavano uno che parla di onestà e paga meno di 95 euro di affitto all’anno. Per fortuna qualcuno se n’è accorto.

Il capolavoro però l’ha compiuto Di Maio: si è fatto bello dicendo che avrebbe fatto firmare un documento di rinuncia a Dessì il quale l’ho ha fatto senza capire nulla di cosa c’era scritto sopra, lo ha dichiarato lo stesso Dessì, e inventandosi che il documento “sarebbe stato preso in considerazione” da qualcuno senza sapere, e senza informare i suoi, che una volta che le liste sono state presentate al Viminale soltanto il Viminale può invalidare una candidatura. Vogliono governare l’Italia e non sanno come funziona. Così cosa fa Di Maio?

Ha un altro coniglio nel cilindro: attaccare il PD e dire che anche il centrosinistra è pieno di impresentabili. Si riferisce agli avvisi di garanzia ricevuti da esponenti del PD e di molte altre forze politiche, come se il M5S non ne avesse ricevuti mai. Dunque vale la pena rinfrescare la memoria e lui e ai nostri lettori: Luigi Di Maio è stato destinatario di un avviso di garanzia; Chiara Appendino è indagata per omicidio colposo e falso; il Sindaco di Livorno Filippo Nogarin è indagato per omicidio colposo; la sindaca Virginia Raggi non solo è indagata, ma è direttamente a processo per falso; in Sicilia alcuni rappresentanti del gotha pentastellato sono a processo per firme false sulle liste elettorali; tra i cinque stelle c’è chi è stato arrestato per furtarelli dagli armadietti di una palestra e dalla Sicilia al Nord Italia sono numerosi i sindaci a 5 Stelle indagati. Nel chiudere ricordiamo che per il nostro ordinamento l’avviso di garanzia è un atto dovuto e non indica colpevolezza per nessuno di coloro che lo abbiano ricevuto; ricordiamo altresì sommessamente che il creatore del M5S è un condannato in via definitiva.

Dunque in questo paese non ci sono vergini perché purtroppo la cialtroneria, in tutti i partiti le liste elettorali confezionate a tavolino stanno lì a testimoniarlo, è comune tra cittadini comuni  e politici. Tornare alla politica seria sarebbe, soprattutto per chi la serietà e la preparazione non sa nemmeno dove stiano, un atto di dovuta saggezza. Per il bene del paese sul quale tutti vomitano sentenze. Soprattutto quelle non ancora scritte.





(5 febbraio 2018)

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