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HomeCoherentia et honestateQuando Giorgia Meloni e Matteo Salvini volevano Vittorio Feltri al Quirinale

Quando Giorgia Meloni e Matteo Salvini volevano Vittorio Feltri al Quirinale

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di Giovanna Di Rosa #maiconsalvini twitter@gaiaitaliacom #Maisovranisti

 

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C” stato un tempo, nemmeno troppo lontano, cinque anni e numerosissimo cocktail in meno fa, nei quali i non ancora sovranisti Meloni e Salvini, non ancora sovranisti e soltanto con il gusto per la provocazione come pubblicità, proponevano Vittorio Feltri alla carica di presidente della Repubblica, poltrona che poi finì, fortunatamente, a Sergio Mattarella.

Non si trattò di una candidatura così campata in aria perché effettivamente ci fu chi Vittorio Feltri lo votò: ottenne infatti 40 voti al primo scrutinio, 51 al secondo, 56 al terzo e 46 al quarto. Quella ridicola proposta avrebbe dovuto far pensare che l’Italia stava imboccando la china, dalla quale sarà molto difficile risalire, dell’al peggio non c’è mai fine unita a quella del messaggio gridato, completamente avulso dal contesto in cui lo si grida, atto soltanto a chiamare l’attenzione. Arte nella quale la Le Pen della Garbatella è maestra. Lo è meno nello scegliersi consiglieri onesti. Non la si incolpa di certo. Deve essere difficile riuscire a vedere la reale onestà dei propri collaboratori, l’importante è essere abbastanza brava a gridare di essere capace di farlo.

Il 2015 era il momento in cui in italia imperversavano le baggianate a 5 Stelle, è dunque comprensibile che per uscire dall’anonimato e dal nullismo politico che Meloni e Salvini rappresentavano, e rappresentano anche come oggi che i sondaggi li accreditano di percentuali che li collocano terzo e primo partito d’Italia rispettivamente, toccava spararle grosse a far diventare la provocazione una forma di fare politica; spacciando la provocazione per politica seria.

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La provocazione di allora si chiamava Vittorio Feltri, quello che oggi – sempre per provocazione – dice che “i meridionali sono inferiori alla gente del Nord” e sulla quale provocazione quel Matteo Salvini che è andato a pietire i voti al Sud dopo avere insultato i meridionali per anni, non dice muh.

Variegate e tutte ridicole le ragioni per le quali secondo i due leader, ora sovranisti compari di Orbán e dei partiti che in Europa non vogliono elargire aiuti all’Italia, volevano il buon Feltri alla presidenza della Repubblica. Non le ricorderemo qui.

Ricordiamo in questa sede soltanto le incredibili, indimenticabili ed indecenti giravolte di due compari di ventura che in nome della rincorsa al potere, e del potere a tutti i costi, sono riusciti a fare nel corso degli anni passati. Nulla all’orizzonte può suggerire che non facciano lo stesso anche in futuro. Un futuro in nome delle democrazie illiberali che sono la nuova bandiera neofascista che parte dalla Russia di Putin, passa attraverso la Turchia di Erdogan, tocca l’Ungheria di Orbán e la Slovenia che ha appena sospeso tutte le libertà costituzionali prendendo come scusa il Coronavirus, e della quale Meloni e Salvini sono i portavoce più agguerriti d’Italia con un seguito di italiani che li votano perché non capiscono cosa dicono, anche perché non c’è nulla da capire. Non dicono nulla. Gridano e basta.

Di fronte alla minaccia antidemocratica che i due rappresentano capite bene come  la segnalazione di Vittorio feltri al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia per le sue parole durante la trasmissione di Mario Giordano “Fuori dal Coro”, dove il giornalista aveva detto che “i meridionali in molti casi sono inferiori”, sono pochissima cosa. Feltri, espulso o no dall’ordine, continuerà a fare il suo mestiere di provocatore. I veri pericoli stanno da un’altra parte.

 

(23 aprile 2020)

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