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lunedì, Gennaio 24, 2022

Di Maio e il sindaco di Pomezia alle Guerre Pentastellari: o di Coltelli a 5Stelle

di Giancarlo Grassi #politica twitter@gaiaitaliacom #coerenza

 

 

Titolavamo molto tempo fa nostro articolo “Coltelli a 5Stelle” o qualcosa di simile riferendoci ad una sindaca trombata (politicamente parlando) che fa causa al suo ex capo ed al di lui immediato sottoposto, alle feroci lotte intestine per il potere dei cittadini a 5Stelle o di quando Roberta Lombardi venne fatta fuori dal direttorio di Virginia Raggi. Oggi che Luigi Di Maio ha già vinto le elezioni ed ha già deciso che taglierà le pensioni degli Italiani per rimediare 12 miliardi da mettere non si sa dove, siamo ad un’ennesima puntata del triste sceneggiato.

L’ennesima puntata dei “Coltelli a 5Stelle” vede protagonisti Luigi Di Maio ed il Sindaco di Pomezia alla fine dei suoi due mandati che, in sfregio alle regole non regole dello statuto non statuto del Movimento di Grillology, ha deciso che correrà per la terza volta a dimostrazione che i signore del pentastellismo vogliono il potere come e più degli altri. Di Maio, che è un fedele alla linea non linea delle regole non regole dello statuto del non statuto del Movimento di Grillology è indignatissimo ed ha dichiarato, da bravo capetto agli ordini del Grillo Supremo, che il buon uomo ri-candidato è fuori dal M5S. Fabio Fucci candidato sindaco per la terza volta, ha risposto “ipocrisie” ben sapendo lui che frequenta e conosce di dire la più sacrosanta delle verità.

Fucci ha poi spiegato con chiarezza quale è la questione in ballo e lo ha fatto alle pericolose pagine comuniste del quotidiano Repubblica: “Di fatto sarò fuori dal M5s quando scadrà il mio mandato elettorale, cioè a primavera (…) sarei la persona più contenta del mondo se potessi ricandidarmi con il M5S, ma in questo momento c’è qualcuno che mi dice di no, non sono io che dico di no: è il Movimento che mi dice di no”. Aggiunge poi: “Mi è stato offerto l’incarico di capo di gabinetto di un importante ente pubblico quando dovessi terminare l’esperienza da sindaco, per rimanere nel M5s (…) ma a me questa sembra una grande ipocrisia (…) allora per quelli bravi che hanno ben fatto si supera la regola dei due mandati”. Non si sbilancia in ulteriori spiegazioni il buon Fucci ha risposto da grillino: “Preferisco ora non specificare quale è: un ente importante fuori da Pomezia, un incarico prestigioso. Ho rifiutato, non voglio campare di politica. Gli incarichi di nomina ti portano a campare di politica e ad elemosinarne sempre di nuovi. Io voglio fare semplicemente il mio ‘vero’ secondo mandato da sindaco a Pomezia”.

Considerata la velocità con la quale i funzionari vengono fatti fuori in Campidoglio l’ipotesi potrebbe anche essere sensata, così come la prudenza del buon Fucci che lascerebbe una poltrona per un’altra senza certezza del doman, e loro – i 5stelle – che sono così umani e tengono famiglia anch’essi non possono rischiare troppo. Meglio scannarsi dentro il partito per una poltrona dalla quale dimostrare che non si è terribilmente incompetenti ed incapaci, ma si è vittima di un sistema che non lascia governare.

E’ la favoletta che raccontava Berlusconi, ma la raccontava meglio. Cosa che dà l’idea dell’abilità dei 5Stelle con le fandonie. Dal canto suo Di Maio, lanciato l’anatema, si tacque. Anche la sua carica, la sua candidatura, come la sua poltroncina, sono soggetti alle non regole del non statuto del non partito e direttamente proporzionali ai mal di pancia di Grillo & Casaleggio.

Ne deriva che tutto ciò che ogni rappresentante a 5Stelle proferisce non esiste, perché passibile di cancellazione dai blog ufficiali, dalla stampa ufficiale, dalle dichiarazioni ufficiali dei soli che nel M5S comandano. Che non sono certamente né Fucci, né Virginia Raggi né tantomeno Di Maio.





(17 dicembre 2017)

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