La Sindaca Appendino ha affidato la sua risposta ad una lettera al quotidiano torinese con la quale si espone al ridicolo cittadino cercando di agire contro quella che chiama la “narrazione sul declino della città”, ma che narrazione non è.
Il proclama di Appendinosi esaurisce con un bell’endorsement alla sua Torino, che l’ha eletta inconsapevolmente ed ora inconsapevolmente si lamenta, e racconta in poche parole di essere “Quella Brava”, di avere fatto miracoli per Torino. Ma la percezione che si ha della città è quella che parla di un immobilismo agghiacciante, di idee poche e confuse (è per rispetto della privacy e della professionalità di pochi e non dell’ignoranza di molti degli addetti stampa del Comune, che non pubblichiamo alcuni tra i molti comunicati demenziali che riceviamo quotidianamente e che celebrano “la bravura del M5S” anziché informare) e di tutto ciò che a Torino di negativo è successo. Non vorremmo essere noi a parlare ancora del 3 giugno scorso dato che Appendino “quella brava” che era a Cardiff non ne fa cenno. La Sindaca affida quindi alla propaganda, nella quale è maestra, l’idea della Torino che ha venduto per vincere le elezioni e che è reale soltanto dentro la sua testa di ex esponenti di Sel convertita al M5S perché sentiva odore di poltrona disponibile. La Torino economica della quale Appendino delira esiste, è reale, ma manca un aspetto nella “narrazione della Sindaca a 5Stelle” che La Stampa riporta con una chiarezza che ha tutta l’aria di una sberla.
Di questo aspetto irrilevante [sic] Appendino non fa cenno. Magnifica i successi del Salone del Libro,ma non fa menzione di avere distrutto con la complicità del suo assessore ex-presidente di Arcigay, al quale speriamo qualcuno chieda conto del misfatto, il Festival di Cinema Omosessuale più importante del mondo portandolo al livello più basso della sua lunghissima e prestigiosa storia con una programmazione imbarazzante ed il pubblico che ha preferito fare altro piuttosto che pagare salati biglietti per una insipida programmazione; per quanto riguarda poi l’occupazione, argomento che Appendino “Quella Brava” si guarda bene dall’affrontare con il dovuto piglio, ci pensa ancora La Stampa a sciorinare i dati.
(…) Una città del Nord, con eccellenze uniche e forse irripetibili, ma con una struttura socio-economica e dinamiche che somigliano spesso a quelle del Sud: ecco come appare Torino. Solo nei capoluoghi di regione meridionali si rintracciano livelli di disoccupazione più alti (12,3% per gli uomini e 12,8% per le donne). E da nessuna parte si riproduce il paradosso anagrafico: è tra le più vecchie (e invecchiate) città europee, eppure fatica a dare lavoro ai giovani. Il 40,8% dei ragazzi con meno di 25 anni non lavora, percentuale che colloca Torino appena sopra Napoli, Palermo, Catania e Messina (…)
Così che tocca ricordare che saranno i prossimi mesi, al di là dei proclami di Appendino, a dare il voto a “Quella Brava”. Per ora basti il commento di Castellani, il sindaco che fu il vero artefice della “rinascita torinese” che è lapidario: “Appendino governa come un amministratrice di condominio”… Ma la colpa è di Fassino e del PD.