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Collaterale alla Biennale d’Arte 2017 di Venezia: Michelangelo Pistoletto. Da vedere

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di Emilio Campanella

 

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Si scende dal battello all’imbarcadero di S.Giorgio, e già è una grande emozione il grande sagrato circondato dall’acqua, sulla destra gli edifici del convento, a sinistra il piccolo faro della dogana dell’isola, al centro, la straordinaria facciata palladiana. Questa estate la mostra ospitata in chiesa e negli spazi adiacenti, organizzata dalla Galleria Continua è: Michelangelo Pistoletto, One and One makes Three, evento collaterale della 57ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

La mostra è bifronte, siccome si può iniziare dalla Chiesa, come dall’ingresso dal lato del porticciolo, e questo a sottolineare la coerenza e la continuità, giocando con le parole,  del lavoro dell’artista. Le opere esposte vanno dal 1960 al 2017. Vi parlo, dapprima, di Perimetro sospeso, 1975-2017, allestito sotto la cupola, luogo magico ed architettonicamente perfetto già di suo, che accoglie, appunto,  un perimetro circolare di specchi che all’esterno hanno scritte in tutte le lingue: Love difference, un cerchio di dieci metri ed un labirinto di riflessi infinito. Qualcuno lo definisce un facile effetto, forse si, ma realizzato con grande maestria da chi ha usato coraggiosamente e violentemente gli specchi, dall’inizio della sua carriera. Nel Coro, in maniera raccolta ed intima: Con-tatto del 2007, e poi in un corridoio che porta, anche, all’ascensore del campanile (se non ci siete mai stati, salite, è la più bella vista sulla città, e molto meno affollata che da quello di S.Marco), i Quadri Specchianti Cubani, nati dal suo soggiorno del 2015. Non mancano gli specchi coraggiosamente infranti, e le cose più note come la Venere degli stracci del 1967 o Labirinto e pozzo, 1969-2017. L’unico appunto all’allestimento è dovuto agli spazi, forse, un poco ristretti per opere che in alcuni casi avrebbero bisogno di maggiore respiro, ma comunque tutto è presentato con molta cura e si potrà visitare sino al 26 novembre.

Accanto: Alighiero Boetti, Minimum/ Maximum, curata da Luca Massimo Barbero, per la Fondazione Cini; 22 opere che si potranno vedere sino al 12 luglio prossimo. Il percorso giocato sui formati, come indicato dal titolo, è completato da un progetto speciale di Hans Ulrich Olbrist ed Agata Boetti, una proposta cui potranno partecipare attivamente i visitatori. L’allestimento è accuratissimo ed i grandi spazi valorizzano opere notissime che si rivedono sempre con grande emozione. Più avanti, di fronte alle Stanze del Vetro, e sotto quell’egida, Pae White ha creato espressamente per il luogo: Qwalala. Si tratta di un muro serpeggiante di mattonelle di vetro colorato che evocano il movimento delle anse di un fiume. Il termine proviene dai nativi americani Pomo ed è riferito al fiume del nord della california, Gualala; fino al 30 novembre.

Siccome è proprio di fronte può essere il caso di vedere o rivedere la mostra di Ettore Sottsass di cui ho parlato precedentemente. Poco più lontano e fino al 13 agosto: Yesterday/Today/Tomorrow, di Bryan Mc Cormack, importante progetto di sensibilizzazione umanitaria sull’immigrazione. Da  ultimo l’esposizione: Faurschou Foundation a Venezia, Robert Rauchenberg Andy Warhol ” Noi serigrafisti…”; Robert Rauchenberg, Ultime serie; Paul McCarthy Christian Lemmerz, New Media, Virtual Reality, fino al 27 agosto.

 

 

 

(28 maggio 2017)

 





 

 

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