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Emiliano, Orlando, M5S: quando ciò che interessa è andare al governo senza curarsi delle conseguenze

di Giancarlo Grassi

 

 

 

Sono tempi duri per chi vuole usare la testa perché può. Stiamo assistendo alla terribile battaglia interna al Partito Democratico alla quale partecipano con tutti i mezzi possibili anche Rai3 nella persona di Bianca Berlinguer, Repubblica, il Corriere, La7e molti altri non con l’intenzione di “costruire” ponti in nome del miglioramento di un paese, ma con l’obbiettivo di distruggere ponti in nome delle definitiva caduta di Renzi. La partecipazione all’orrenda trasmissione dell’ex direttrice del TG3 di Orlando ed Emiliano che non sono stati in grado di articolare una proposta che fosse una e che avesse un valore politico ma si sono scagliati contro Renzi in ogni maniera possibile incapaci di articolare una qualsiasi proposta politico-programmatica, la dice lunga sulla condizione del nostro agone politico. Come ogni condottiero anche Matteo Renzi ha la sua responsabilità in questo dialogo tra piazzisti sordi, ma almeno le proposte politiche ed i programmi per il paese lui ce li ha. E sa farli valere. Berlinguer,da parte sua, deve far pagare all’ex premier il fatto di avere perso la poltrona di direttore del TG3: perché come è noto in Italia una poltrona è per sempre. O dovrebbe esserlo.

Dall’altra parte della barricata il M5S e la sua banda di improvvisati cialtroni prosegue la sua campagna verso il governo prossimo presunto, senza che importi perché ci vanno e chi ci metteranno, né chi sarà il premier e con quale programma, perché anche per loro come per Emiliano ed Orlando l’importante è andare al Governo e non importano le conseguenze. Dopo le tristissime uscite di Di Maio sull’e-commerce e i centri commerciali, dopo le vicende delle firme false a Palermo, la richiesta di rinvio a giudizio per 14 esponenti grillici, la patetica questiona Cassimatis a Genova, la disgraziata conduzione della città del Sindaco di Livorno, il disastro Virginia Raggi a Roma con Beppe Grillo che la sostituisce nella richiesta di aumento dei canoni di locazione ad alcune istituzioni che a Roma hanno sede (è follia!) con una lettera scritta di proprio pugno (mentre Raggi l’Inconsapevole tace), dopo il geniale “oggi non parliamo di politica, ma di futuro”, è il momento di rinverdire le antiche battaglie contro l’euro. Che non fa mai male.

 




 

Già da mesi questi poveracci farneticano di un referendum per l’uscita dall’euro, ricalcando i peggiori Salvini e populisti europei, senza considerare il panico che genererebbe nei mercati – e quindi nei nostri conti e nella banche italiane – l’annuncio dell’Italia che dall’euro vuole uscire (la stragrande maggioranza degli Italiani nell’euro ci vuole stare). Delle demenza a 5Stelle e del loro odio per l’euro aveva parlato anche Wolfgang Münchau sul Financial Times con un articolo di una certa intelligenza – troppa per Di Battista e compagnia – che definiva i 5Stelle e Marine Le Pen non “populisti”, ma “ciarlatani” avvertendoli che l’uscita dall’euro comporterebbe, in soldoni, “fare solo quello”. Münchau prende come esempio la Brexit, e spiega come il governo britannico sia impegnato solo con quella e non abbia tempo di fare altro. La spiegazione è troppo colta per il M5S che rispondono a Münchau con uno scritto patetico nel quale per l’ennesima volta dimostrano di non avere capito niente e per l’ennesima volta utilizzano solo slogan. Mentre vi invitiamo a godervelo qui  prendiamo in prestito alcune righe da Next Quotidiano riferite proprio alla diatriba Münchau / M5S.

 

…I 5 Stelle parlano della vittoria al referendum (e alle elezioni politiche) ma non dicono una parola sulla gestione della campagna referendaria (che tra l’altro prevede due referendum) e su quello che potrebbe succedere durante quel lasso di tempo. Laddove Münchau scriveva che gli investitori non aspetterebbero l’esito del referendum una volta che i 5 Stelle avranno vinto le politiche spiegando che “qualsiasi investitore raziocinante prevederebbe un voto a favore di un’uscita dall’euro, farebbe una stima della svalutazione e calcolerebbe quanto dovrebbe salire il rendimento in quel momento per neutralizzare una futura ridenominazione” e prevedendo un fuggi fuggi generale dal sistema finanziario italiano che lascerebbe le banche del nostro paese in una problematica situazione di insolvenza i 5 Stelle non sembrano minimamente preoccuparsi delle implicazioni conseguenti all’annuncio di un referendum per l’uscita dall’euro. L’unico accenno alla questione referendaria è che il MoVimento “ci sta lavorando”…

 

Si diceva che importa arrivare al governo, non importa con quali conseguenze. La Lega di Salvini è stata l’esempio lampante, insieme a Berlusconi, di come un populismo qualunquista, gretto, razzista, xenofobo ed omofobo, possa portare poltrone e potere unica cosa che, in fondo, desiderano questi sedicenti e patetici partitini formati da ignoranti che si sentono “rivoluzionari”. La cifra di Salvini per arrivare al governo è l’odio verso gli immigrati e verso i “diversi”. Programmi di governo? Nessuno. Misure sensate per l’economia italiana? Nessuna. Proposte per migliorare le cose che la Lega definisce “insensate”? Nessuna. Anche da quelle parti, non parliamo di Forza Italia e della ridicola “cosa” di Alfano o dell’aborto chiamato Mdp, di programmi politici nemmeno l’ombra. Tutti cercano la legge elettorale, l’alleanza, il gruppuscolo, l’escamotage che permetta loro di arrivare al governo comunque. Le idee, le proposte, i programmi? Verranno, se dio vorrà. Intanto godiamoci il potere e le poltrone che contestiamo agli altri, quindi agiremo senza curarci delle conseguenze. Come i vent’anni di berlusconismo insegnano e dai quali gli Italiani, elettori e politici, dovrebbero dimostrare di avere imparato qualcosa.

 





(17 aprile 2017)

 

 

 

 

 

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