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Luigino Di Maio, “L’e-commerce distruggerà i centri commerciali ed i posti di lavoro”. Non male per chi vive in un blog

Luigi Di Maio in tutta la sua umiltà in una foto di repertorio

di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

Luigino Di Maio ex webmaster, ex steward, ex universitario e fors’anche ex primo ministro in pectore di Grillo, ha rilasciato una serie di dichiarazioni all’Ansa, prese da un post su Facebook, sulla questione lavoro, proprio come se il vicepresidente della Camera che tanto piaceva a Bersani, fosse un esperto di questioni legate al lavoro. La tuttologia a 5Stelle ha fatto vittime illustri, tra le quali molti dei suoi esponenti, costantemente zittiti da loro stessi perché incapaci di sopravvivere alle loro boutade pubbliche, ma Luigino Di Maio, che invece di pensare a come ricoprire il suo ruolo istituzionale pensa, da quella poltrona, a come devastare le Istituzioni, si lancia in una serie di affermazioni che spaziano vanno dai centri commerciali ai megastore ed arrivano ai divorzi ed alla CEI, parlando a vanvera di orari di lavoro con insalata di PD e Mario Monti. Dice Di Maio che “Con l’eliminazione degli orari di chiusura degli esercizi commerciali ad opera di Monti e del Pd, si sono messe in competizione piccole botteghe e grandi centri commerciali, scatenando una concorrenza al ribasso che ha ottenuto come unico risultato lo sfaldamento del nucleo familiare del negoziante e dei dipendenti”, ne deriva che per Di Maio – che poco dopo cita anche la CEI perché per due voti in più si può diventare anche filo-Bagnasco – le famiglie in crisi devono le loro crisi agli orari di lavoro e non al fatto che alla prima difficoltà di dicono ciao ciao; insomma se il negoziante o i dipendenti divorziano è colpa degli orari di lavoro – o di Monti e del PD – e non ci sono altre cause possibili. Avere in un unico soggetto un esperto di diritto del lavoro, di economia, diritto ed ora anche consulente famigliare è una rara fortuna che nemmeno Beppe Grillo poteva immaginare.

Luigi Di Maio però va oltre, ed il capolavoro deve ancora venire. Dopo avere delirato di povertà, confuse questioni economiche, incassi spalmati su 7 giorni, di non meglio identificate “serenità familiare” e “felicità personale”, si getta a capofitto alla ricerca di colpevoli – è filosofia del M5S cercare colpevoli ovunque, perché forcaioli si nasce – e parla di una legge fatta approvare dal Movimento del Sacro Blog 3 anni fa (il 25 settembre 2014: 283 sì, nessun no e 15 astenuti), promossa addirittura dalla CEI (cosa c’entra il Sacro Blog col Vaticano?) e che istituisce obblighi di chiusura settimanale per “ridare dignità a dipendenti ed esercenti”. La legge, secondo Di Maio, non sarebbe stata approvata perché il PD (e chi sennò) la terrebbe bloccata al Senato e non permette la sua definitiva approvazione. La legge in realtà non dice nulla di ciò che dice Di Maio, si limita ad obbligare a 6 giorni di chiusura annuale per i centri commerciali. Addirittura l’intervento sul Sacro Blog del Vate lamenta essere la legge approvata “un passo indietro” rispetto alla proposta iniziale. Perché anche i 5Stelle fanno i loro bravi compromessi.

Poi Di Maio, che non ha il senso della misura e quando scrive i suoi sgrammaticati post si sente onnipotente, dalla critica agli orari di chiusura e di apertura dei centri commerciali, condivisibile o no, passa a prendersela con l’e-commerce e sentenzia “…presto la vendita online renderà questi megacentri commerciali sempre più inutili, e i loro dipendenti indirizzati verso altre mansioni, tra cui la consegna a domicilio…”; a parte la difficoltà di capire cosa ci sia di male nell’essere indirizzati verso altre mansioni, tra le quali la consegna a domicilio, tante persone consegnano a domicilio e percepiscono uno stipendio per questo, ci sembra bizzarro che un Movimento che sul web ha costruito le sue miserie ora se la prenda col web che ri-mansionerebbe – sono le fantasie malaticce di Di Maio ex webmaster – la manodopera dei centri commerciali. Si spieghi, il buon Di Maio, vuole che la gente lavori o no? Amesso che abbia coscienza di cosa significa la parola “lavoro”?

 




 

 

(18 aprile 2017)

 

 

 

 

 

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