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Lorenza Morello: Terremoto, quando “mettere in sicurezza” l’umano agire non è slegato da altri ambiti

di Lorenza Morello  twitter@Lorenza_Morello

 

 

 

 

Mentre a Roma si avvertiva l’ennesima scossa di terremoto che sconvolge il nostro Paese con inusuale accanimento in questi mesi, ero in diretta sulle reti Rai. Tutto bene? Tutto bene, grazie. Sono le solite domande che in uno studio tv, mentre sei in diretta, non puoi fare. Continui a lavorare, poi nella pausa parli della paura e ringrazi perché, fortunatamente, non ci sono danni.

 

Faccio parte dell’Osservatorio parlamentare del mercato immobiliare con il ruolo molto delicato di coordinatore legale nazionale, ed il concetto di “messa in sicurezza” è una cosa serissima perché quando si parla, anche nel nostro gruppo di lavoro, di “messa in sicurezza” parliamo di 3 settori diversi: messa in sicurezza di persone, immobili e patrimoni. Questo perché siamo dell’opinione, invero confermata da dati empirici, che non si possa trattare nulla dell’umano agire come slegato dagli altri ambiti. Ogni ambito umano è strettamente legato agli altri. Pertanto la nostra idea di sicurezza è anzitutto un’idea di prevenzione, di educazione civica, di responsabilizzazione individuale e sociale. Vogliamo costruire una società più sicura in senso lato, e siamo esausti di sentire parlare di temi della sicurezza solo dopo il verificarsi di un danno di qualsiasi natura, dal dissesto idrogeologico a quello finanziario o sociale. L’abitudine è quella di parlare di fatalità, ma bisogna smetterla di parlare di fatalità e di dire che il terremoto uccide. La fatalità non esiste, la terra ha sempre tremato e sempre tremerà. Non è il terremoto a uccidere. Sono le case costruite male.

 

L’unico modo per rispettare chi ha perso la vita sotto le macerie è fare in modo che gli edifici smettano di crollare. Ma non basta agire a posteriori, la messa in sicurezza di persone, immobili e patrimoni è un tema di dovere civico che tocca tutti noi e stiamo lavorando a un progetto articolato sul tema.

 

Come? Unendo le capacità professionali di ciascuno di noi per poter affrontare il problema a tutto tondo. Per quanto riguarda le mie competenze, ad esempio, sto calibrando i parametri utilizzati nella mia veste di giurista di impresa quando “metto in sicurezza” un’azienda, al settore pubblico. E devo dire che è una sfida intellettualmente stimolante. Sto sviluppando due filoni principali. Il primo è il tema del trapasso generazionale caro agli aziendalisti applicato al settore immobiliare.  Mi spiego: mettere un sicurezza un edificio, in un Paese come il nostro dove la maggioranza delle prime case è di proprietà, può essere un costo importante che va a gravare sulle economie familiari. Stiamo lavorando a una proposta di legge per prevedere delle agevolazioni e degli sgravi che permettano, nel momento della successione o in previsione della stessa, di affrontare i lavori necessari per l’adeguamento dell’immobile alle norme vigenti senza mettere a rischio le nostre economie personali. Bisogna coniugare sicurezza immobiliare e sicurezza economica, e va sottolineato che manovre di questo genere farebbero da volano al mercato del lavoro. Con evidenti ricadute positive sulla sicurezza del mercato stesso.

 

Quindi torniamo a ciò che dicevamo all’inizio, che ogni ambito dell’umano agire è sempre collegato. Proprio così. Ma ci pensiamo troppo poco.

 

 

 

(18 gennaio 2017)

 

 

 




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