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Genova e Gioia Tauro porti simbolo della concorrenza sleale che amplifica la disomogeneità territoriale

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di Massimo Mastruzzo*

Le ultimissime vicende che stanno coinvolgendo politici e industriali che gravitano attorno al Porto di Genova, non fanno altro che rimarcare quanto evidentemente non vuole vedere solo chi è palesemente intellettualmente disonesto.

Erano gli anni ’90 e, il porto di Gioia Tauro era destinato a diventare il più grande porto di scambio marittimo-ferroviario. C’erano grandi progetti che probabilmente davano fastidio a certe latitudini. Ed infatti l’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Claudio Burlando (già dirigente di partito del PCI, PDS, DS, PD) veniva intercettato mentre si rivolgeva all’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci, con queste parole: “Se fai partire un solo treno da Gioia Tauro ti caccio!”.

A pensar male si fa peccato, male spesso si indovina, Burlando è stato:

  • Consigliere comunale a Genova dal 1981 al 1993, dove ha ricoperto gli incarichi di assessore ai trasporti dal 1983 al 1985;
  • Vicesindaco dal 1990 al 1992;Sindaco di Genova per 6 mesi, dal 3 dicembre 1992 al 19 maggio 1993;
  • Ministro dei trasporti e della navigazione nel primo governo Prodi dal 1996 al 1998;
  • Presidente della regione Liguria dal 2005 al 2015

Il 6 Agosto 2015 poi fu  inaugurato il nuovo canale di Suez: il canale che collega il Mar Rosso e il Mediterraneo fu “raddoppiato”. Il progetto, realizzato in tempi da record sotto il governo di Abdel Fattah al Sisi, risultò fin da subito estremamente promettente: ogni giorno il canale poteva essere attraversato da un numero doppio di navi, con un tempo di transito minore e senza più limiti per la grandezza degli scafi.

Il raddoppio del canale di Suez, quindi, non rappresentava semplicemente un’opportunità per l’economia egiziana, ma una vera e propria svolta per tutto il Mediterraneo, che tornava ad essere il centro delle rotte commerciali intercontinentali.

Ad accaparrarsi il titolo di primo porto del Mediterraneo per traffico container fu Algeciras, una città dell’Andalusia di appena 170.000 abitanti. La forza di questa nuova potenza portuale non è la semplice vicinanza con Gibilterra: grazie al giusto investimento dei fondi Europei, la Spagna è riuscita a trasformare una città più piccola di Salerno nel punto di partenza del cosiddetto Corridoio del Mediterraneo, ovvero una linea di grande comunicazione che arriva a Lione per poi proseguire per il centro Europa.

Nel frattempo l’Italia come pensa di cogliere le opportunità offerte dal nuovo canale?

Non lo fa, o meglio, non lo fa prendendo in considerazione i porti più prossimi al canale di Suez: i porti del Sud Italia. Allora, così come ancora adesso, infatti, i porti di Gioia Tauro e Taranto sono adibiti esclusivamente al trasbordo su altre navi, poiché non dispongono dei collegamenti via terra adeguati alle nuove esigenze commerciali:

  • la circolazione di treni di almeno 750 metri, a  Napoli  infatti, nessun treno merci supera i 400 metri. E dopo Napoli? Il buio a Mezzogiorno.

Tutti i vari partiti, infatti, hanno governato vedendo come unico porto strategico quello di Genova (che riceve continuamente miliardi), e come nemico giurato quello di Gioia Tauro (che si permette di movimentare 3 milioni di container annui, 900 treni senza neanche un vero interporto) e quasi 200.000 autovetture. Più del cumulato di tutti i porti liguri e con circa un centesimo degli investimenti pubblici rispetto a Genova.

Nel frattempo, quasi come un anticipo delle odierne inchieste sul porto di Genova, a fine 2022 scoppiava lo scandalo della nuova diga foranea (diga progettata per consentire al Porto di Genova di ospitare in navi più grandi…mentre Gioia Tauro ha già fondali adatti a navi da 20 mila TEU, e Augusta i fondali più profondi del Mediterraneo) con le clamorose dimissioni del Project Manager che ha denunciato costi e tempi reali doppi o tripli rispetto alle stime: “ci vorranno almeno 2 miliardi di euro e 15 anni di lavori”.


I 30 indagati dell’inchiesta genovese

Ad essere indagati nell’odierna inchiesta genovese sono Matteo Cozzani che a Genova è indagato per corruzione aggravata. Poi c’è Giovanni Toti indagato di corruzione semplice continuata, Aldo Spinelli, indagato per corruzione e suo fratello Roberto Spinelli (corruzione). C’è l’ex presidente dell’autorità portuale Paolo Emilio Signorini (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio), gli imprenditori Luigi Amico (corruzione) Francesco Moncada (corruzione) Mauro Vianello (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione), il consigliere regionale Stefano Anzalone, Domenico Cianci, Maurizio e Arturo Testa (voto di scambio aggravato dall’avere agevolato la mafia) e il consigliere comunale di Genova Umberto Lo Grasso (favoreggiamento), Venanzio Maurici (voto di scambio aggravato dall’avere agevolato la mafia), l’attuale commissario dell’authority del porto Paolo Piacenza (omessa denuncia) la funzionaria dell’Adsp Antonella Traverso (omessa denuncia) e ancora Ivana Catarinolo, Giovanni Di Carlo, Francesco Cornicelli, Biagio Zambitto, Giuseppe Soldano, Alessandro Cartosio, Francesco e Filippo Ania, Carmelo Griffo, Giovanni Ferroni, Santo Inturri, Elisabetta Pinna (voto di scambio). Nell’elenco ci sono anche l’editore di Primocanale Maurizio Rossi (finanziamento illecito) e Pietro Colucci (corruzione).

Nel frattempo il porto di Gioia Tauro, adibito esclusivamente al trasbordo su altre navi, poiché non dispongono dei collegamenti via terra adeguati, che ha già fondali adatti a navi da 20 mila TEU (ovvero con fondali adatti alle grande navi senza quindi la necessità di dover scavare i fondali marini come a Genova), aspetta quei collegamenti via terra adeguati alle nuove esigenze commerciali.

 

*Direttivo nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

(15 maggio 2024)

©gaiaitalia.com 2024 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 



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