di G.G.
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Dunque alcuni esponenti PD si sono accorti che una delle liste campane collegate al presidente De Luca potrebbe costituire un problema. Chissà dov’erano quando quella stessa lista raccoglieva voti proprio per l’elezione di De Luca. Dev’essere la sindrome che in tempi di elezioni va bene qualsiasi cosa e poi a metà legislatura o giù di lì scoppia la sindrome del “poveri noi cosa abbiamo fatto”. Se fossimo volgari potremmo paragonare certe uscite a quelle di chi la/lo dà via per piacere e poi torna vergine la domenica. Una pessima metafora. Volgarotta. Ma efficace.
Insomma dopo avere fatto saltare il piano di riforme, il referendum ed il presidente del Consiglio del PD le vergini e i martiri (i vergini e le martiri) del partito sembrano essere entrati nel loop del non vaassolutamente bene più ciò che andava bene prima, una specie di specialissima sindrome dalla quale sono affetti alcuni (troppi?) esponenti del primo partito d’Italia. Il senso di colpa legato al non va più bene ciò che andava bene, provoca l’immobilismo dei poveri uomini politici che almeno avranno una scusa per non avere fatto ciò che andava fatto: le inquietudini legati alla lista collegata a De Luca, o il carattere di Matteo Renzi o Cuperlo o qualcos’altro.
Sono i misteri nemmeno troppo misteriosi di politicanti della politica così impegnati a fare i politicanti da dimenticarsi delle responsabilità che fare politica richiede. Nessuno è immune. Cosa ha scatenato il panico? L’annuncio di Vincenzo De Luca pronto a lasciare il PD per fondare “Campania Libera” (lista che transitava già da quelle parti da tempo, ma che i soliti alcuni del PD hanno finto di non notare) per far fuori ciò che resta del “renzismo” in Campania. Cosa ha provato la reazione dell’iracondo presidente della Campania? Matteo Renzi che avrebbe liquidato la classe dirigente campana, De Luca incluso, come “figlia del notabilato”. Per andarci giù leggeri.
(18 gennaio 2017)
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