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Pare che Facebook, Twitter e Google abbiano deciso di dire no alla censura di Putin

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Testo:

Alexei Navalnydi Daniele Santi

Secondo quanto pubblicato dal Wall Street Journal i tre colossi del web Facebook, Twitter e Google avrebbero deciso di cominciare ad opporre resistenza alle costanti richieste di censura di contenuti potenzialmente anti-russi da parte dell’apparato neosovietico costruito da Putin.

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L’ultimo scontro tra l’agenzia di controllo dei media russi Roskomnadzor ed i colossi internet di cui sopra risale a pochi giorni fa e nasce dalla richiesta di censurare le notizie sulla manifestazione indetta dall’accerrimo nemico di Putin e delle sue politiche neosovietiche e liberticide, l’avvocato ed attivista Alexei Navalny già incarcerato ed ora agli arresti domiciliari per una faccenda di frode che lui sostiene essere stata montata ad arte per farlo fuori, cosa non difficile da credere data l’aria che tira in Russia.

All’agenzia governativa che controlla i media ed internet non va giù che attraverso i social e google i giovani che sostengono l’avvocato ed attivista dissidente si scambino le informazioni necessarie alla buona riuscita della manifestazione; secondo quanto riportato da Il Post nella pagina più frequentata, circa 33 mila persone hanno già detto che parteciperanno alla manifestazione del 15 gennaio. Il quotidiano online diretto da Luca Sofri riporta anche che Twitter non ha rimosso i contenuti e ha fatto arrivare agli utenti che li hanno prodotti un avviso per avvertirli che Roskomnadzor si era interessata a quello che avevano scritto. Anche Google non ha rimosso i video di promozione dell’evento dal suo sito YouTube. Un portavoce di Roskomnadzor ha detto che l’agenzia sta ancora trattando con tutte le società e che comunque «tutti i contenuti saranno rimossi».

Si tratta di un importante segnale sulla via della resistenza alla censura neosovietica della dittatura di Putin disposto a tutto pur di fare in modo di mantenere il potere ed il controllo sulla Russia e sulla sua economia in caduta libera.

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(28 dicembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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