di Daniele Santi
I jihadisti assassini torturano ed uccidono una donna, un’avvocatessa per i diritti delle donne, lo fanno in pubblico, perché tutte e tutti vedano il loro potere di brutali assassini senza vergogna che piegano la saggia filosofia dell’Islam al loro barbaro sentire di bruti.
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Dalle mani di questi vampiri della modernità è venuta la morte pubblica di Samira al Nuaimy, avvocatessa per i diritti delle donne che su Facebook aveva criticato lo Stato islamico unilateralmente proclamato dalla follia di Al-Baghdadi e dei suoi mercenari.
Prima di ucciderla i jihadisti assassini hanno torturato la donna per cinque giorni, dopo avere cercato di imporle il pentimento per le sue critiche all’Isis ed alle sue azioni, pentimento che la donna ha rifiutato. E’ venuto quindi il processo di una Corte islamica che l’ha condannata. Quindi la fine.
Il responsabile della missione dell’Onu a Baghdad, Nikolay Mladenov, ha definito l’uccisione dell’avvocatessa “un crimine rivoltante”. Quanti ancora ne verranno.
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(26 settembre 2014)
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