di Rosario Coco twitter@rosariococo
Una foto indegna. E’ questa la sensazione che abbiamo avuto tutti vedendo l’immagine del capo ultras soprannominato Genny a’carogna che discute dal’alto delle transenne dello stadio con i capi della polizia e Marek Hamsik, il capitano del Napoli. Si gioca? non si gioca? alla fine il messaggio che è passato è che ha deciso lui, Genny.
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Tuttavia, l’idea che viene fuori dalle varie ricostruzioni del fatto ci lascia ancor più senza paroe, perchè, paradossalmente viene fuori che dobbiamo ringraziare l’uomo della foto indegna. Si, proprio così, un personaggio già sanzionato con un Daspo di 5 anni (provvedimento di esclusione dagli stadi) più volte segnalato dai pentiti come anello di congiunzione tra camorra e tifoseria, figlio di un noto boss affiliato al clan Misso e orgoglioso di indossare una maglietta con scritto “Speziale libero”, l’ultras del Catania condannato per l’omicidio del poliziotto Raciti.
Insomma ce n’è abbastanza per chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno, che purtroppo si chiama Angelino Alfano e che è sopravvissuto a vergogne forse anche più gravi. E perchè dovremmo ringraziare Genny? come scrive Saviano su Repubblica, dopo la sparatoria e il ferimento fuori dallo Stadio di Ciro Esposito, tifoso del Napoli, “c’è tutta una parte di società civile e di istituzioni che è stata letteralmente salvata dalle decisioni di Genny ‘a carogna. Perché la diffusione delle notizie avrebbe potuto far insorgere la tifoseria mettendo a ferro e fuoco una Roma impreparata”
E dura da accettare, ma la realtà è questa. Abbiamo delle forze dell’ordine deboli, che in determinate situazioni devono trattare, pena il degenerare dell’ordine pubblico. E se non deciso Genny di giocare, è chiaro che la partita non è stata sospesa per paura di una rivolta dei tifosi del Napoli.
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Adesso la domanda scomoda è questa: colpa del questore Mazza? della polizia romana? troppo comodo. Colpa della FGCI? avrà delle responsabilità, ma sul piano della sicurezza non si può imputare in prima linea certamente la federazione, specie considerando i fallimenti dei ministeri degli interni che si sono succeduti negli ultimi anni.
In Sicilia c’è un detto che calza a pennello per l’occasione: ‘U pisci fiti ‘ra testa”, Il pesce puzza dalla testa” ovvero, qualunque problema parte da una radice. Come possiamo pretendere che le nostre forze dell’ordine facciano la voce grossa con i camorristi quando il nostro ministro degli interni viene dalla corrente di Schifani e all’età di 25 anni andava a baciare la mano ai boss siciliani nei matrimoni che contano?
Per non parlare dell’inettitudine ampiemente mostrata nel caso Shalabayeva, quando le nostre autorità furono rivoltate come un calzino dall’ambasciatore kazako agli ordini di Putin.
In tutto questo, possiamo pretendere che il questore si confronti a muso duro con Genny a’carogna infischiandosene di una rivolta dei tifosi e sospendendo la partità? E’ disarmante ma la risposta purtroppo è no.
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