di Paolo M. Minciotti
Milleseicento euro di multa, o cinquantamila rubli (una fortuna in Russia!): a tanto ammonta la multa che un giornalista russo è stato condannato a pagare per “propaganda omosessuale”, dopo aver dato la parola ad un professore licenziato a causa della sua omosessualità.
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Andrei Saturnin, questo il nome del giornalista, non è il primo professionista dell’informazione ad entrare nelle liste dei dissidenti nel neosovietismo inaugurato da Putin. Anche un’altra giornalista, Yelena Klimova, ritenuta “colpevole” di avere formato sul web una rete di giovani lesbiche e omosessuali è stata sottomessa alla eterodittatura del macho Putin.
Secondo la 25enne Klimova la chiusura di spazi comuni sul web sarebbe “una catastrofe” perché senza i “social network, gli omosessuali non avrebbero alcun luogo dove parlare liberamente dei loro sentimenti e ottenere aiuto e consiglio”.
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