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Cosa ci facevano Cuperlo e Galan alla Gay Street dove si manifestava contro l’Omofobia?

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LGTB Gay Street 30 ottobredi Daniele Santi

Aurelio Mancuso, persona che stimiamo e che sempre si è reso disponibile a rilasciarci dichiarazioni ed interviste che in molti casi i nostri lettori hanno apprezzato, nel pomeriggio del 30 ottobre ci “tirava le orecchie”, e sull’articolo che abbiamo pubblicato sulla manifestazione organizzata nella Gay Street scrivendo “Trovo che queste, come altre polemiche in presenza di un morto non siano proprio auspicabili”.

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La risposta a quella che non era una polemica, ma una domanda, è venuta dalla serata che ho vissuto per Gaiaitalia.com, alla quale senza questo impegno professionale non avrei partecipato, non per insensibilità, ma per ciò che sono convinto si debba fare di fronte alla morte.

La prima riflessione, quella che sempre faccio, anche davanti ad un caffè con gli amici, è che una società, una comunità, un singolo che non risolvono il problema della morte non potranno certo risolvere quello della vita, proprio dal punto di vista della dignità della stessa.

La seconda riflessione, molto meno profonda, ammesso che la prima lo fosse, riguarda invece le modalità con cui il “movimento” continua a gestire le emergenze: diviso, improvvisando.

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Date giudizi e create polemiche, dirà qualcuno. Falso. Non c’interessa giudicare nessuno, ci limitiamo ai fatti (le persone che hanno partecipato dal palcoscenico della Gay Street non hanno avuto la mia fortuna, giornalisticamente parlando, che è stata quella di sentire i terribili commenti dei partecipanti sulle loro azioni, sui loro fallimenti, sulle loro parole. Sulle diapositive che scorrevano dietro di loro).

Non è un caso che l’unica ovazione sia stata riservata a Vladimir Luxuria, non perché è una stella, ma perché ha parlato col cuore. Applausi anche a Grillini, quando ha parlato di sua madre. A Mancuso, quando ha parlato di unità.

La sottosegretario presente ha parlato poco, in un’atmosfera di gelo, ha detto banalità, se n’è andata in fretta.  Poteva starsene a casa. Anche Delia Vaccarello avrebbe potuto starsene a casa evitando così di dare il “benvenuto a questo evento“, infarcendo di retorica da lavandaie una serata triste, che non è servita nemmeno agli organizzatori (nonostante l’invito ad abbracciarci tutti, raccolto da pochi).

In chiusura una domanda, non una polemica, cosa ci facevano Cuperlo e Galan alla manifestazione, loro che per le persone LGTB di questo paese non hanno fatto nulla né hanno in programma di fare nulla?

Prima di tacciarci di polemizzare, qualcuno ce lo spieghi…

 

 

 

 

 

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