Bergoglio fa un gesto populista. Scende a Lampedusa, ultima porta d’Europa, dove un numero elevato di africani sono morti annegati, gettati in mare, ammazzati, disidratati, affamati, nell’indifferenza dell’intero movimento xenofobo europeo, nell’indifferenza generale, tra le battute dei leghisti e la Bossi-Fini.
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Bergoglio l’8 luglio ha portato il miracolo.
Che non è fatto dei cinque barconi avvistati al largo carichi di subsahariani, nemmeno del barcone arrivato stamattina (9 luglio, ndr), e nemmeno dalla ghirlanda in mare. Non è un miracolo nemmeno che il Ministro Kyenge ritenga che il gesto di Bergoglio servirà: non dice a cosa.
Dice che i simboli sono importanti.
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Siamo sempre lì. Anche l’odio xenofobo è un simbolo. E da vent’anni in questo paese dove gli xenofobi istituzionali gridano sui media ad uso e consumo di una minoranza che vuole alimentare i suoi interessi territoriali, i simboli sono serviti perché non è stato fatto nulla.
Dire “Mai più morti in mare” non solo non serve a niente, ma è un patetico esercizio di captatio benevolantiae che vive di un simbolo.
L’avessi detto io mi avrebbero giustamente riso in faccia.
Se i mezzi per i “Mai più morti in mare” sono due parole, una veste bianca, le parole di un Ministro e gli entusiasmi de l’Unità che sembra sempre più l’appendice dell’Osservatore Romano, siamo proprio messi male.

