di Marco Biondi
Devo confessarvi una mia debolezza: sono un ammiratore della comicità di Checco Zalone e credo di aver rivisto una quantità incredibile di volte quello che ritengo essere diventato quasi un suo “cult” ossia “Quo Vado”. Non che gli altri film non fossero belli, ma questo, secondo me, li ha battuti tutti. La sua satira sul “posto fisso” e sulle debolezze, ahimè molto diffuse in una certa popolazione del sud Italia, soprattutto le generazioni fino agli anni Ottanta del secolo scorso, mi hanno decisamente favorevolmente colpito.
Il suo personaggio, rivolgendosi alla dirigente del Ministero incaricata di “sfoltire” il personale della provincia, pronuncia la fatidica frase del titolo di questo pezzo, concentrando in quelle poche parole, maschilismo, menefreghismo, sfruttamento delle risorse pubbliche e ignoranza. Tutti temi del film.
Oggi, questa stessa frase, la uso per la nostra Presidente del Consiglio. Sentite qui questa notizia: “Doveva frenare il fast fashion e portare risorse alla manovra. Ma la tassa da due euro in vigore dal primo gennaio sui piccoli pacchi extra Ue sotto i 150 euro di valore, voluta con forza dal governo Meloni e spuntata alla fine per coprire i saldi, rischia di trasformarsi in un boomerang. Traffici che si spostano in Paesi europei che non la applicano, merci sdoganate altrove che entrano in Italia evitando così il balzello e un gettito ora a rischio”.
Tutto spiegato molto bene in questo articolo di Repubblica.it del 22/1/2026.
Cosa è successo? Semplicemente il Governo italiano ha deciso di anticipare una misura che era già stata studiata dalla Comunità europea e che entrerà in vigore dal 1° luglio di quest’anno. A caccia di soldi, come sempre, la “governance Meloni” ha deciso di adottare questa nuova tassa o dazio come preferite, già da gennaio e quei soldi li ha ovviamente messi nella finanziaria.
Cosa non hanno considerato, però, i nostri “geni della lampada”? Che basta che le merci siano sdoganate in un altro Paese della Comunità che i due euro allo Stato non arrivano. Quindi, o i voli atterrano in un altro Stato e poi le merci vengono trasportate con TIR in Italia, o arrivano da noi e poi vengono sdoganati all’estero per poi tornare qui sempre su strada. Il libero transito delle merci all’interno della EU lo consente.
I primi riscontri registrati dall’Agenzia delle Dogane confermerebbero l’elusione della norma, visto che nei primi quindici giorni dell’anno il traffico delle spedizioni sotto i 150 euro avrebbe registrato un calo attorno al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dato riscontrato anche dal traffico aereo: dall’inizio di gennaio l’aeroporto di Malpensa ha già perso “oltre trenta voli” cargo legati a questo tipo di spedizioni.
Che dire: non solo lo Stato, così ben amministrato, non vedrà quegli introiti, ma, colmo dei colmi, siamo riusciti a perdere traffico aereo, che vale soldi, e abbiamo incrementato il traffico dei TIR sulle autostrade, così dannoso per l’equilibrio ecologico e l’inquinamento, soprattutto considerando che questo traffico insiste principalmente sulle zone del nord Italia, che già di problemi di qualità dell’aria, principalmente in inverno, sembra che ne abbiano a iosa.
Se poi qualcuno dovesse pensare che il calo delle importazioni sia dovuto alla diminuzione degli ordini, si rassegni. Il volume di traffico non è cambiato, semplicemente si è spostato altrove. Complimentoni!
Sarebbe bastato che, prima di adottare questa misura, ci fosse stato un allineamento con la Comunità e avremmo evitato questa pessima figura. Tanto i soldi messi in finanziaria mancheranno, quindi tanto valeva non metterceli nemmeno. Ma sono del mestiere questi?
(23 gennaio 2026)
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