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Il popolo persiano vuole decidere del proprio Paese: no Ayatollah e no Scià

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di Samuele Vegna
Samuele Vegna

La parola regime viene spesso usata a sproposito. Non si può definire una democrazia “regime democratico”, perché il regime implica delle forme dittatoriali o totalitarie. Per parlare dell’Iran, come della Russia, o delle Bielorussia, o dell’Arabia Saudita, o di Israele, o degli Stati Uniti, possiamo parlare semplicemente di regimi, oramai. Nel caso specifico di Teocrazia illiberale. Oggi parleremo di quel che nessuno parla, dell’Iran, perché a nessuno importa davvero l’opinione di chi lo abita e lo vive, quel regime.
Dobbiamo ascoltare il popolo iraniano. Dobbiamo ascoltare cosa ci chiedono senza il nostro filtro occidentale e soprattutto senza la presunzione di sapere noi cosa sia meglio per loro, ma anzi, da un’intervista con uomo iraniano, che si definisce persiano, e non arabo, emerge infatti che l’unica necessità che hanno è di avere più cibo, più acqua, e di cacciare ogni regime per ottenere la democrazia, tramite un sostegno mediatico occidentale.

Non possiamo esimerci dalle loro necessità, che sembrano essere le nostre :
la libertà di stampa, la parità di diritti. Non vogliono più morire per protestare, né morire di fame né la pena capitale, né la lapidazione delle donne, né l’impiccagione per le persone arcobaleno.
Emerge, dalla mia intervista a una fonte che preferisce rimanere anonima, che il popolo persiano vuole decidere del proprio Paese da sé e quindi vogliono un sistema democratico e non uno Scià (shah) o un ayatollah.

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Gli ayatollah, alla fine sono soltanto miliardari che controllano le risorse, non gliene importa nulla della religione, se non per usarla come strumento di paura e coercizione.
Per arrivarci chiedono una mano. Ma chiedono qualcosa che, di fatto, non è mai successo davvero nella Storia: l’aiuto incondizionato diplomatico e mediatico dei governi occidentali.
Ma l’Occidente, storicamente, non ha mai “aiutato” in modo pulito: se n’è sempre approfittato.

Ricordiamo l’invasione anglo sovietica del ’41, il colpo di stato del ‘53 appoggiato dalla CIA, per non parlare del 79, sempre orchestrato dagli Occidentali, per le risorse, che non hanno cambiato in meglio la qualità della vita di un popolo che ha una Storia trimillenaria.
E sicuramente le sanzioni  ricadute sul popolo hanno solo portato milioni di persone alla fame.
E lo sappiamo benissimo che anche l’Occidente è interessato al petrolio — anzi, non è nemmeno assurdo pensare che spesso certi silenzi dipendano proprio da accordi e interessi sul petrolio, come lo stesso Trump si è lasciato scappare.
La necessità di un appoggio umanitario reale, pulito, senza secondi fini è lampante. Bisogna fare pressione sui nostri governi perché facciano pressioni vere, non parole.
La soluzione, l’unica opzione, è unirsi nelle piazze per fargli da megafono.

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(23 gennaio 2026)

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