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La Corte Suprema USA dà tre sonori schiaffoni a Trump

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente Donald Trump non può procedere al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. La decisione è stata presa con cinque voti a favore e quattro contrari, ed è il primo dei tre schiaffoni ricevuti da Trump appresenta una battuta d’arresto per il presidente americano e preserva l’indipendenza della Federal Reserve. Il presidente aveva ordinato il licenziamento della governatrice per presunte irregolarità sui mutui ipotecari, ma lei non aveva battuto ciglio, dichiarando di “non avere alcuna intenzione di farsi intimidire e di dimettersi dal suo incarico”. Secondo il presidente della Corte Suprema, John Roberts, consentire a Trump di rimuovere Cook aprirebbe la strada alla possibilità per il presidente di rimuovere un membro della Federal Reserve in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo e senza preavviso né alcun controllo giudiziario successivo. Il presidente Roberts e il collega conservatore Brett Kavanaugh si sono schierati contro il licenziamento di Cook insieme ai tre giudici liberali della Corte, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson.
Poi c’è stato il secondo schiaffone, ed è quello che riguarda la sentenza che aveva condannato l’allora ex presidente a risarcire con 5 milioni di dollari la scrittrice E. Jean Carroll, per averla abusata sessualmente e diffamata. Il rifiuto di esaminare il ricorso rappresenta una sconfitta per il presidente americano quanto se non più della sentenza sul licenziamento di Lisa Cook. Trump era molto irritato dopo la sentenza, e ne ha scritto sul suo social privato, suo e dei suoi fanatici.

Il terzo schiaffone per Trump viene dal voto per posta, che il presidente vorrebbe abolire perché “potrebbe nascondere brogli”; in realtà non può controllare quel tipo di voto nemmeno via internet (ricordate Hillary Clinton e gli hacker russi?) e lo ha sempre visto come il fumo negli occhi. Ebbene la Corte Suprema ha deciso che il voto postale rimane dov’è e che i voti saranno validi anche dopo l’election day.

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(29 giugno 2026)

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