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HomeL'EditorialeRe Victor detronizzato, permangono le incertezze sul "nuovo"

Re Victor detronizzato, permangono le incertezze sul “nuovo”

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di Alfredo Falletti
Alfredo Falletti

In un rigurgito di patriottismo, quello vero, quello per la libertà e la legalità, il popolo magiaro, dopo oltre sedici anni di dominio incontrastato ed arbitrario del puro autocrate, ha detronizzato Victor Orbán ed ha portato al “comando” il suo ex pupillo, Peter Magyar, facendo sperare l’occidente autenticamente democratico al netto di slogan, proclami, propaganda e menzogne. Sarebbe preferibile, al momento, parlare di “comando” e non governo almeno fino a quando la democrazia e con essa la Costituzione ungherese violentate e deturpate da Orbán non recupereranno dignità e legalità, in ossequio all’istituzione Paese e in onore al suo popolo.

Pacatezza e prudenza sarebbero necessarie anziché farsi prendere dai soliti facili entusiasmi, considerando che Peter Magyar proviene dallo stesso partito di Orbán, che il suo distacco da quest’ultimo è stato causato da indagini ed accuse di corruzione ed abusi commessi da Orbán e dal suo entourage dal quale Magyar era sempre stato tenuto lontano perché “ingestibile”, ed in ultimo perché le indagini per la grazia misteriosamente concessa ad un condannato per pedofilia coinvolsero, anche se la donna risultò del tutto estranea, la moglie di Péter Magyar in carica come Ministro della Giustizia dal 2019 al 2023, costretta a prendere anch’essa le distanze dal cerchio magico di Orbán e dimettersi dalla carica.

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Ma allora perché sarebbero necessarie pacatezza e prudenza? Perché in campagna elettorale il candidato Magyar non ha mai speso una parola sull’immigrazione, ad esempio; è stato particolarmente “tiepido” su alcuni aspetti della politica di Orbán ed ha fatto breccia nel popolo ungherese parlando soltanto di aspetti economici ed apertura verso l’Europa. Tuttavia, pur rimanendo non pochi i sospetti di opacità nei suoi confronti a causa della sua provenienza politica e sulle vicende che hanno colpito Fidesz, il partito di Orbán del quale è sempre stato appartenente anche in posizioni apicali, il popolo ungherese in un corale “meglio questo che niente” ha premiato la speranza e questa sembrerebbe essere l’unica certezza.

 

 

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