di Marco Biondi

Ho lasciato passare giusto un paio di giorni per mandare giù il boccone amaro rimasto dopo l’esito delle elezioni regionali in Germania, e mi sento pronto a fare alcune considerazioni in proposito. I commenti sono stati ovviamente vari, da chi ricorda che la regione nella quale ha prevalso il partito AfD è, tutto sommato, piccola e poco progredita, a chi paventa un’ecatombe destinata ad investire l’intera Europa. Le reazioni sono, come sempre, tutte rispettabili, ma io preferisco qualche ragionamento un po’ meno di pancia.
La vittoria di AfD è stata netta, perché è stata netta la sconfitta. Uno dei commenti che più ho trovato condivisibile è stato quello che invitava i partiti tradizionali a delle profonde riflessioni.
Il mondo cambia, si evolve e si complica allo stesso tempo. Da una parte la tecnologia invade le nostre vite e condiziona il mondo del lavoro – qualcuno è riuscito a trovare un servizio clienti di una qualsiasi azienda medio/grande che non abbia sostituito operatori umani con sistemi automatici che utilizzano l’Intelligenza artificiale? – dall’altra la polarizzazione dell’economia sui grandi capitali rende il resto del mondo economico sempre più povero e precario. Nel frattempo, l’emergenza climatica semina morte e minaccia, nel tempo, la stessa sopravvivenza della specie.
Le differenze tra mondo economicamente evoluto e paesi sempre più poveri, sfruttati, dominati da integralismi e autoritarismi stanno causando migrazioni di massa che i Paesi “ricchi” non riescono ad accettare o a gestire.
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Ma se a questi cambiamenti non si risponde con politiche adeguate, è inevitabile che gli elettori ne traggano delle conseguenze. Se le impostazioni autoritarie – trascurando definizioni di fascismi o nazismi – attraggono gli elettori, probabilmente è perché questi non trovano risposte da parte dei partiti tradizionali.
Nasce e cresce il “nuovo partito” che contesta tutto (Vannacci, LePen, AfD, ecc.) e offre soluzioni “comode” per “sistemare le cose”, rifacendosi principalmente a modelli del passato. I partiti tradizionali, invece di cercare di agire sulle cause del disagio, cercano di emularli, inserendo programmi e comportamenti che, se da una parte credono di dare risposte e contenere il travaso dei voti, dall’altra parte generano una perdita di consenso, perché, in qualche modo, snaturano l’essenza stessa delle loro impostazioni. Il pensiero dominante potrebbe essere: “Se devo votare qualcuno che, al Governo, non è riuscito a darmi risposte ma continua solo a promettere di darmene, allora preferisco scegliere il “nuovo” partito che, magari, riesce a modificare profondamente le cose”, pur sapendo che non sarà così.
Quello che manca, in assoluto, è un’analisi critica di cosa si stia sbagliando e di cosa servirebbe per contenere i voti di protesta. Questa analisi dovrebbe principalmente portare a identificare i motivi dello scontento e individuarne le necessarie correzioni. Se noi siamo spaventati da questa crescita reazionaria perché ci teniamo a restare attaccati ai nostri valori democratici e di libertà, non possiamo pensare che questo basti a dissuadere chi ha di meno e si sente inascoltato, a cercare altre strade. Forse è meno importante, nella logica di questi elettori, avere la libertà di espressione e di scelta, piuttosto che vedersi risolvere esigenze più spicciole, come sicurezza, povertà, emarginazione, lavoro, assistenza sanitaria. Quello che sarebbe opportuno fare sarebbe cercare di impostare azioni di governo che diano effettivamente risposte e adeguino la gestione economico/sociale del Paese alle nuove esigenze. Restare troppo attaccati a valori teorici senza adoperarsi per fornire risposte pratiche, ci sta consegnando un’ondata reazionaria di proporzioni preoccupanti.
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Quando poi ci troviamo di fronte a situazioni “allucinanti” come quella successa a Parigi pochi giorni fa, quando è stata accettata la richiesta di una delegazione indù di visitare la Tour Eiffel senza che fossero presenti delle donne, sembra quasi che qualcuno faccia apposta a generare scontento. L’integrazione è cosa seria e importante, ma rinnegare la nostra cultura per accontentarne altre, tra l’altro basate sulla negazione dei diritti fondamentali della persona, è inaccettabile e bene hanno fatto i dipendenti della torre a scendere in sciopero per stigmatizzare questo assurdo asservimento.
Le destre reazionarie stanno crescendo da anni e la loro avanzata appare inarrestabile. Basta poco perché, sfruttando semplicemente le nostre regole democratiche, possano diventare maggioranza in Europa. Se non si cambia registro le conseguenze rischiano di essere devastanti. Non dimentichiamoci che la democrazia è nemica dell’imperialismo economico attualmente dominante, con la concentrazione di potere e di ricchezza nelle mani di pochissimi, tra “imprenditori”, Stati a regime dittatoriale e oligarchi.
Io sono convinto che debba esserci più pragmatismo, più concretezza e meno teoria da parte dei nostri politici che tengono alla tenuta democratica. Continuare a fare le stesse cose ed avere lo stesso atteggiamento che sta portando a questi risultati evidentemente non può portare ad una inversione di tendenza. E dare per scontato che gli elettori possano continuare a votare chi li sta deludendo da anni solo in nome della tenuta democratica rischia di essere un errore che potrebbe costarci carissimo. L’esperienza di un secolo fa è li a testimoniare quello che dovremmo fare e quello che dovremmo cambiare. Basta leggere e imparare dalla storia.
(9 settembre 2026)
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