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“Troppa carne al fuoco”, io la penso così

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di Marco Biondi
Da venerdì 16 gennaio è successo di tutto e se volessi commentare solo le cose importanti, mi ci vorrebbe una settimana. Porgo dunque, col garbo che mi contraddistingue, solo una notizia che mi pare particolarmente importante. In data 22 dicembre 2025 è stato diffuso uno Studio realizzato da LaPolis dell’università di Urbino Carlo Bo in collaborazione con Demos e Avviso Pubblico col titolo “Gli italiani e lo Stato”. Questo studio, che potete trovare qui, giunto alla sua XXVIII edizione, è finalizzato ad osservare gli orientamenti e i mutamenti del sentimento espresso dai cittadini nei confronti dello Stato e delle istituzioni.
La tabella, sintetica, che è stata prodotta, dice cose.

 

La sufficienza la prendono solo le forze dell’ordine (evidentemente ancora non contaminate dalle squadracce dell’ICE agli ordini di Trump) e il nostro Presidente Mattarella. Gli altri non ci arrivano.

La magistratura perde tre punti e, sostanzialmente scontenta due italiani su tre. Se il problema fosse la separazione delle carriere potremmo dire che magari qualcosa cambia, ma visto che quello non risolve un accidente, manca la volontà, la forza, la determinazione per incidere. La certezza della pena inserita nella nostra ottima Costituzione resta una chimera. Le carceri strapiene e i giudici inconcludenti non solo non correggono, ma anzi, lasciano liberi delinquenti recidivi, basta un nonnulla per rimandare di anni i giudizi, con colpevoli che restano impuniti, magari continuando a delinquere, e vittime che restano senza giustizia. Se mai qualcuno volesse veramente mettere mani alla riforma della giustizia, meriterebbe, lui/lei si, il premio Nobel. Ma dovrebbe essere fatto da magistrati seri e non da politici transitori e con soldi veri, compresi quelli indispensabili per l’edilizia carceraria. Stiamo assistendo a condoni e amnistie da decenni per mancanza di spazio. E costruiamole queste carceri, accidenti.

Stato, Unione Europea, Regioni stagnano attorno al trenta per cento di gradimento. Ossia, fanno schifo, senza distinzioni. Resta il dubbio che qualche regione possa avere gradimento più alto, bilanciando quelle con gradimento più basso (la solita media del pollo di Trilussa), ma il succo è che non funzionano come vorremmo.

In coda associazioni imprenditoriali e sindacati, dei quali sono soddisfatti solo un italiano su quattro e, infine, un vergognoso diciannove per cento per il Parlamento e un undici per cento i Partiti.

Forse è il caso che qualcuno legga queste analisi e cerchi di trarre delle conclusioni. La sensazione è che gestori di partiti, Parlamentari e sindacati si accontentino di quanto riescono a portare a casa in termini di benefits e di emolumenti, fregandosene bellamente di quanto gli italiani invece si aspetterebbero e, oserei anche dire, di quanto la Costituzione pretenderebbe.

In fondo se è da ventotto anni che fanno queste rilevazioni e i risultati sono sempre pessimi, qualcosa vorrà pur dire. Ma non certo per la politica.

 


 

(31 gennaio 2026)

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