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L’Unione Europea in mano all’estrema…. Supponenza

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di Claudio DesirĂ²

Ad occhi chiusi, barricati dietro i propri confini, l’Unione Europea sembra voler proseguire sulla strada tracciata e seguita negli ultimi 5 anni, costellata di ideologismo ambientale e burocrazia selvaggia, noncurante dei segnali arrivati dalle urne elettorali. Anzi, proprio come se le elezioni di inizio Giugno non si fossero svolte.

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L’intenzione è quella di andare avanti con la cosiddetta “maggioranza Ursula”, che vede Partito Popolare Europeo, Renew Europe e Socialisti spartirsi i Top Jobs, attraverso cui indirizzare le politiche e le scelte della Commissione Europea. Sebbene grazie alla legge elettorale proporzionale i 3 gruppi parlamentari continuino ad avere la maggioranza parlamentare necessaria, la scelta di perseguire ancora su quella strada senza alcuna eventuale modifica o apertura, evidenzia la cecitĂ  e la supponenza politica di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso, non percependo gli evidenti segnali lanciati dai cittadini europei. L’avanzata della destra estrema, non certo rappresentata dal gruppo dei Conservatori, bensì da IdentitĂ  e Democrazia della coppia Salvini – Le Pen e dal gruppo a cui appartengono i neonazisti tedeschi di AFD, dovrebbero far riflettere i negoziatori dei principali gruppi. Negoziatori di cui fanno parte i due grandi sconfitti in casa propria, Macron per Renew e Scholtz per il PSE che, nonostante la cocente sconfitta, continuano a dettare legge e linea politica dell’intera Unione. Grandi sconfitti davanti ai quali il principale partito europeo, il PPE che è ulteriormente cresciuto, ha deciso di genuflettersi assecondandone gli istinti barricaderi entro i propri confini pregiudiziali.

Una supponenza che sconfina nell’arroganza e in un atteggiamento pericolosamente cieco di fronte alle evoluzioni. Arginare gli antieuropeisti e gli estremisti dovrebbe essere al primo punto dell’ordine del giorno, attraverso scelte che vadano incontro alle indicazioni: ovvero uno spostamento a destra delle politiche europee ed un allontanamento dall’ambientalismo ideologico e dalle mode politiche dettate dalla sinistra radical-chic europea. Farlo, coinvolgendo direttamente la destra istituzionale ed europeista di ECR, gruppo a cui appartiene Giorgia Meloni, unico leader tra quelli dei paesi fondatori ad essersi rafforzato, sarebbe la soluzione. Una soluzione davanti agli occhi di tutti per riequilibrare la linea politica dell’intera Unione e per arginare una probabile e preoccupante ulteriore crescita di quei partiti estremisti nei quali si rifugiano elettoralmente i cittadini europei, ancora una volta inascoltati dai burocrati.

Ma la supponenza porterĂ  ad altre scelte nella convinzione, come sempre avvenuto negli ultimi 5 anni, di essere infallibili e sempre superiori agli altri. Anche davanti alle sconfitte, ai segnali ed alla crescente distanza tra istituzioni e cittadini europei.

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(27 giugno 2024)

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